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Rifiuti

Riciclo, è allarme smaltimento

24 luglio 2019, 05:07

Riciclo, è allarme smaltimento

VITTORIO ROTOLO

I costi a carico delle aziende sono elevatissimi, ma ancor di più c’è un serio problema di collocazione. Perché gli impianti che possono accogliere gli scarti prodotti dalle complesse operazioni di selezione e recupero dei rifiuti di tipo industriale, in Italia si contano sulla punta delle dita.

E il più delle volte, occorre andare all’estero. Quella che riguarda l’accumulo degli scarti da rifiuto industriale sta diventano un’emergenza. Di cui, tuttavia, quasi nessuno parla. La Inerti Cavozza, azienda del nostro territorio che opera nel settore del recupero dei rifiuti industriali, con questa pesante situazione convive quotidianamente. «Lavorando diverse tipologie di rifiuti speciali non pericolosi, di provenienza industriale, dalla carta alla plastica, dal ferro al legno, nel nostro sito generiamo da selezione circa 10 mila tonnellate di scarti all’anno» spiega Lisa Cavozza, socia dell’azienda con sede a Bogolese di Sorbolo. «Fino a qualche anno fa – rileva – questi scarti potevamo trasferirli all’inceneritore, che dista appena un paio di chilometri da qui. Ma poi, sono state fatte scelte diverse: si è giunti così ad uno stato di cose per cui, in quell’impianto, trovano posto i rifiuti urbani, provenienti anche da fuori. Ma non gli altri rifiuti, di tipo industriale». All’interno del suo impianto, dotato di sistemi e macchinari all’avanguardia, la Inerti Cavozza recupera fin dove è possibile, il materiale che arriva dalle industrie. «Ma il 30% dei rifiuti che lavoriamo è scarto, cioè non recuperabile. E di questo 30%, almeno tre quarti siamo costretti a portarli in altre regioni italiane o addirittura al di fuori dei confini nazionali, dove esistono impianti che trasformano gli scarti in combustibile per cementifici» dice ancora l’imprenditrice. «Negli ultimi tre anni, i costi relativi allo smaltimento sono raddoppiati e si riversano sui produttori, ovvero le industrie. Che logicamente si lamentano, perché le cifre sono esorbitanti». «Fra i nostri clienti – prosegue - abbiamo tante aziende agroalimentari, che hanno bisogno di smaltire con regolarità i propri rifiuti. Da parte nostra, quindi, il loro ritiro deve avvenire con una certa frequenza. Se porto questi materiali nel mio impianto, li lavoro e poi non c’è una certa continuità in uscita, i rifiuti si accumulano. E allora aumentano i rischi di incendi, con tutto ciò che ne consegue. «Le amministrazioni – sostiene la Cavozza – continuano a dirci che il nostro territorio è autosufficiente, nello smaltimento dei rifiuti prodotti dalle aziende. Ma la realtà è ben diversa ed è un problema che riguarda tutta la nazione. In Italia servono meno burocrazia e più impianti dove smaltire gli scarti. Sono aspetti che il cittadino comune non conosce. Così come spesso non conosce un impianto di selezione, che riceve i rifiuti e li avvia al riciclo». In assenza di una corretta informazione, la percezione del lavoro svolto da imprese come la Inerti Cavozza risulta distorta. «Veniamo additati come imprenditori che si arricchiscono con i rifiuti – mastica amaro la Cavozza –, ma non è affatto così. Aziende come la nostra lo aiutano, l’ambiente».

 

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