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IL GRANDE REGISTA

I set (e le comparse) salsesi di Bernardo Bertolucci

04 agosto 2019, 05:01

I set (e le comparse) salsesi di Bernardo Bertolucci

GIANLUIGI NEGRI

Una storia in buona parte inesplorata, in parte dimenticata, in parte ricordata senza mai aver messo a fuoco che il suo film più popolare («Novecento», capolavoro che racconta la civiltà contadina, la provincia e la Bassa) ed il suo più premiato («L’ultimo imperatore», vincitore di nove Oscar) hanno avuto, come set, anche Salsomaggiore (con le Terme Berzieri prima e il Palazzo dei Congressi poi) ma mai Parma, la sua città natale. Quella tra Bernardo Bertolucci e la città termale è stata una lunga e intensa storia d’amore.

Nel 1975 venne a Salso per girare alcune scene di «Novecento» alle Terme Berzieri. Il risultato sono otto minuti e mezzo di film, che scorrono sullo schermo all’inizio dell’«Atto secondo». Le Terme, nella finzione, diventano l’albergo di Capri nel quale entrano Robert De Niro, Dominique Sanda e Werner Bruhns, di ritorno dalla spiaggia.

Si vedono lo splendido Salone delle Feste e il bar, prima di salire al primo piano, in una stanza nella quale i tre si abbandoneranno a un festino a base di cocaina. Tante comparse, musica e riprese meravigliose dello stabilimento, ma quasi nessuno ricorda quei giorni di lavorazione, poco o per niente documentati: impossibile anche trovare foto dal set.

Diverso discorso, invece, per «L’ultimo imperatore»: quasi cinque minuti di film, nella parte centrale, sono stati girati nel 1986 nel Palazzo dei Congressi, ex Grand Hotel des Thermes. Il palazzo ospitò la troupe per tre giorni: c’erano John Lone, Joan Chen e Ryuichi Sakamoto, oltre a numerose comparse. La scena (del ballo) nella finzione è ambientata in un club inglese di Tientsin nel 1927.

In entrambe le occasioni, con Bertolucci c’era Vittorio Storaro alla cinematografia. Cittadino onorario di Salsomaggiore dal 2011, Storaro mosse i primi passi importanti nel mondo del cinema proprio nella città termale grazie a una storica amicizia e collaborazione con i fratelli Camillo e Luigi Bazzoni.

Collaborazione che, tra le altre cose, fece nascere nel 1966 il cortometraggio di Camillo Bazzoni (con cinematografia e produzione di Storaro) «L’urlo», interpretato da un giovanissimo Francesco Barilli che ne ha appena diretto il remake.

«Senza gli amici salsesi – disse Storaro otto anni fa – non avrei mai vinto i tre Oscar (per la cinematografia di ''Apocalypse now'', ''Reds'' e ''L’ultimo imperatore'', ndr)».

Bernardo Bertolucci fu poi ospite del Salso Film & Tv Festival (accompagnato dal padre Attilio) nel 1981.

E tornò al Palazzo dei Congressi per l’ultima volta nel 1997, in occasione del Vesak buddhista, invitato dal maestro zen Fausto Taiten Guareschi, per parlare del «Piccolo Buddha».

 

 

 

 

 

 

Comparse, testimonianze e incontri

Lorena Pettorazzi, originaria della Bassa ma salsese da 31 anni, oggi parrucchiera, era bambina quando fu scelta per interpretare la figlia di Montanaro, il contadino che si taglia un orecchio in una delle scene più crude di «Novecento»: «Mi presero perché ero magrissima. Mia mamma lavorava come sarta nel film e recuperò tre foto che Bertolucci mi dedicò con un pennarello rosso: quando lo incontrai, nel 1997, mi riconobbe dagli occhi (blu, ndr)».

Gianni Dall’Asta (del gruppo Cartoline da Salsomaggiore) nel 1975 lavorava al Grand Hotel et de Milan, l’unico 5 stelle della provincia: «Burt Lancaster alloggiava lì, quarto piano, stanze 420 e 421. Una delle due stanze era per i suoi gatti persiani. Io portavo la colazione ai gatti: carne e riso». Dall’Asta, tra i suoi cimeli, custodisce gelosamente il copione originale di «Novecento» con gli appunti scritti dallo stesso Lancaster. Il gelatiere Giuliano Curati, insieme al fratello Maurizio, diede il nome 900 alla sua gelateria per un motivo: «La inaugurammo il 24 aprile 1975 in omaggio al film».

Halina West, da 26 anni a Salso e moglie del giornalista Massimo Vassallo, ha fatto la comparsa ne «L’ultimo imperatore»: «Ero una delle ballerine. Lavorando all’Università come insegnante, scelsero me e altre persone che parlassero l’inglese. Ci diedero 300 mila lire per tre giorni, ma la produzione subito non voleva pagarci il terzo giorno. Bellissima esperienza comunque». Anche Roberto Amoroso, all’epoca capo barman negli hotel, lo ricorda: «La piccola rivolta delle comparse, per così dire, la guidò Amleto Folli. Comunque girammo la scena del ballo 17 volte. Finimmo prima e cercarono di pagarci meno, ma riuscimmo a ottenere il dovuto. Mi fecero tagliare i capelli, ma - ironizza - era più che altro uno ‘scalpo’: ecco perché non mollammo con la produzione».

Il fotografo della Gazzetta di Parma Nello Bocelli andò sul set: «Dopo un’anticamera di 20 minuti, mi fecero entrare. Riuscii a portare a casa una decina di scatti mentre Bertolucci parlava con gli attori e le comparse».

Infine lo storico Roberto S. Tanzi incontrò Ryuichi Sakamoto (attore e autore delle musiche premiate con l’Oscar): «Lo attesi all’uscita con due suoi dischi chiedendogli, nel mio inglese malfermo, se potesse onorarmi del suo autografo. Fece di meglio, mi chiese il nome e lo scrisse su entrambi i vinili, accomiatandosi da me con un sorriso e un inchino».

G.N.

 

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