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La storia

«Io, truffata dal consulente finanziario amico»

di Roberto Longoni -

06 agosto 2019, 05:07

«Io, truffata dal consulente finanziario amico»

Non faranno la felicità, i soldi: ma l'infelicità la comprano benissimo. Specie quando non ci sono più, quando da rampe di lancio per il futuro proprio o dei figli o da semplici paracadute che erano si trasformano in nulla, magari dopo aver illuso. Questa è una storia con più possibili vittime di un raggiro finanziario a più zeri. Tra le loro posizioni la più drammatica è proprio quella che riguarda lo stesso presunto truffatore. Doveroso sottolineare l'aggettivo «presunto», perché nonostante se ne parli da tempo nella vicenda non c'è ancora nulla di certo. D'accordo, ci sono le denunce degli investitori, la Procura ha aperto un fascicolo e c'è stata una sospensione cautelare del consulente finanziario. Ma al tempo stesso il tribunale di Milano ha rigettato la causa di sequestro sui suoi beni avanzata da un'investitrice.

Intanto, la sospensione (di 60 giorni), scattata nel novembre del 2018, è scaduta da un bel po'. Un'altra ne è seguita. Ma questa volta non è più stata la Consob a deciderla: la primavera scorsa, il consulente si è ammalato gravemente. Sembra che non si sia più ripreso. Non sarebbe nemmeno in grado di dire dove siano finite le somme che - stando a chi lo accusa - avrebbe fatto sparire. C'è chi li seppellisce sotto terra o in qualche soffitta fuori mano, lui potrebbe averli infilati in un angolo di memoria ormai inaccessibile anche a se stesso.

«ERA UNO DI CASA»

Come spesso accade in questi casi, anche qui c'è di mezzo, se non proprio un'amicizia, un rapporto di grande fiducia. O meglio, c'era. «Quando lo incontravo - racconta un'impiegata che lo ha denunciato - dimenticavo che fosse il mio consulente finanziario: era come parlare con un fratello. Mi raccontava della famiglia, dei figli che studiavano all'estero, delle lunghe vacanze in terre esotiche». Sorridente, elegante e affabile, il promotore metteva chiunque a proprio agio. «Era considerato uno di casa - prosegue la donna, una parmigiana cinquantenne -. I miei suoceri investivano da lui da quasi trent'anni e si erano sempre trovati bene, seguendolo ogni volta che cambiava banca, cosa che faceva con una certa frequenza. In realtà, avevano un deposito amministrato da lui: quei soldi, non hanno mai avuto bisogno di ritirarli». La precisazione potrebbe essere d'obbligo, perché non sempre ciò che si crede d'avere è ciò che si possiede. «Mio suocero aveva cominciato con piccoli investimenti, per poi affidargli una parte sostanziosa del ricavato della vendita della sua edicola, quando andò in pensione. Anche il mio ex compagno aveva investito il suo piccolo gruzzolo con lui. Questi sono quelli che conosco. Poi, chissà quanti altri ci sono».

TASSO «RICCO»

 

Ai suoi clienti, il procuratore aveva confidato di avere un rapporto privilegiato con la banca d'investimenti Rotschild. Agli «eletti» proponeva fondi in grado di garantire interessi tra il 6 e il 16 per cento. Niente male, in tempi come questi. «Lui stesso diceva di non aver mai guadagnato tanto come negli ultimi due o tre anni - prosegue la donna che lo ha denunciato -. In seguito, mi sarei resa conto che queste affermazioni potevano avere ben altro significato. Ma allora mi fidavo ciecamente, tanto da firmargli una delega in bianco. Non era la brama di guadagni a ispirarmi. Mi ripetevo: “Se me li consiglia lui, vanno bene di certo. Potrò perdere gli interessi, ma non il capitale”. Di tanto in tanto, cercavo di controllare sul sito, senza trovare quei fondi. Pensavo per colpa mia. E invece...» Era il 2016, quando l'impiegata, entrata in possesso di una discreta cifra, acquistò e ristrutturò una casa. «I 151mila euro avanzati, li misi sul mio conto corrente della Iwb. Subito dopo, scoprii che lui li aveva investiti nei fondi della Edmond De Rotschild. Apparentemente, almeno. Mi disse che era un'occasione da non perdere, visto che si potevano comprare proprio a partire da 150mila euro. In seguito, sarei venuta a sapere che al mio ex compagno era stato detto che la somma minima era di 25mila euro. Guarda caso, proprio quella nelle sue disponibilità».

LA SCOPERTA

Le avvisaglie dei primi problemi vennero nel giro di pochi mesi. La donna incontrò parecchie volte l'amico, chiedendogli anche dei piccoli disinvestimenti. «Ma lui tergiversò, e alla fine desistetti sempre». Fu una grandinata nel maggio del 2018 a cambiare la situazione: la grandinata prima della tempesta. Per far fronte ai quattromila euro di danni subiti dalla casa, lei questa volta fu perentoria nella richiesta. «Lui dapprima prese tempo. E alla fine mi disse di pazientare fino a quando nell'investimento non subentrasse un altro con la cifra mancante». E lei pazientò. Fino a luglio, quando telefonando al consulente amico si sentì rispondere dal figlio. «Papà è stato ricoverato d'urgenza - le rivelò -. È ancora in ospedale. Abbiamo già contattato Consult Invest (la banca con la quale nel frattempo aveva cominciato un nuovo rapporto il promotore, ndr), che vi darà tutte le risposte».

La fiducia resisteva ancora, e la donna attese la fine di settembre per chiamare. Quando una risposta, in effetti la ottenne, da Consult Invest. «Mi spiegarono che ero stata truffata. A quel punto, contattai la Rotschild Bank che sporse denuncia alla Procura di Milano. Intanto, mi disse di non avere traccia dei miei investimenti: probabilmente, mi erano stati consegnati dei moduli fasulli». Poco dopo, rivolgendosi alla Iwb, l'impiegata scoprì che i suoi 151mila euro, attraverso un assegno circolare, erano stati girati a una dottoressa del Maggiore. «Il marito mi raccontò di aver ricevuto quella cifra nel dicembre del 2016, dopo averli attesi per mesi, arrivando a minacciare la denuncia. Anche loro erano convinti di aver investito su quei fantomatici fondi. Proprio come me».

IL MURO DEL SILENZIO

All'impiegata ora sono rimasti il lavoro e la casa. Ma tutti i risparmi si sono volatilizzati. «Significavano l'università di mio figlio» scuote il capo lei. Nonostante la denuncia, a sua volta stenta a credere che sia davvero andata così. La primavera scorsa, i figli del consulente, forse a loro volta sotto choc non solo per lo stato di salute del genitore, hanno ribadito che il padre non è in grado di sostenere colloqui. E lei che avrebbe voluto parlargli, guardarlo negli occhi: non solo il suo portafogli è ferito. «Vorrei chiedergli come ha potuto farci questo. Perché». Per ora non c'è che il silenzio di un vuoto di memoria sopra un conto a sua volta svuotato.

 

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