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CASSAZIONE

Panino a scuola? Pro e contro la sentenza

08 agosto 2019, 05:02

Panino a scuola? Pro e contro la sentenza

ENRICO GOTTI

«È una sentenza che tutela la salute dei bambini» così Ines Seletti, assessore ai Servizi educativi del Comune di Parma, commenta lo stop al panino da casa nelle mense scolastiche, deciso dalla Cassazione. Due anni fa a Torino, iniziò la battaglia di un gruppo di genitori, perché i propri figli potessero portare il panino da casa, contro il «caro mensa». La Corte d’appello torinese accolse le loro ragioni e ordinò a Comune e ministero dell’istruzione di organizzarsi per permettere alle famiglie di portare il pranzo da casa. La Cassazione, ora, ha annullato quella sentenza: non esiste un diritto soggettivo - scrivono i giudici - a mangiare il panino portato da casa negli orari di mensa e negli spazi scolastici.

«Noi abbiamo controlli sulla minima variazione di temperatura da cibo cucinato a servito. Ci sono controlli a campione. Cerchiamo di garantire i massimi livelli di sicurezza, sia sul cucinato sia sul fresco. È chiaro che un cibo portato da casa, cucinato 4 o 5 ore prima, non prevede questi controlli - rimarca Seletti -. Abbiamo un percorso molto controllato anche per le calorie servite. Sicuramente un cibo portato da casa può essere più vicino ai gusti del bambino, ma noi abbiamo un menù ampio, in modo che il bambino si abitui a gusti diversi».

SITUAZIONE A PARMA

E com’è la situazione a Parma? «Abbiamo solo un caso, la scuola media Fra Salimbene, dove gli studenti possono portare il panino da casa, è un progetto avviato due anni fa, voluto dai genitori» fa il punto Seletti. Alla Fra Salimbene, il progetto si chiama Byos (Bring your own sandwich): gli studenti possono portarsi il panino da casa e mangiare dentro la scuola, al posto di uscire dall’istituto o di andare in mensa, nell’unico giorno della settimana del rientro pomeridiano.

GRAZIANA MORINI

«Se il pranzo con il panino viene fatto un giorno alla settimana ci può stare, ma diventa impensabile in una scuola primaria, tutti e cinque i giorni - osserva Graziana Morini, preside dell’istituto comprensivo Ferrari -. Se uno si mette nelle tasche delle persone, può essere impegnativo il costo della mensa, soprattutto quando c’è il tempo pieno, per tutto l’anno. Ma è comunque complesso gestire la sorveglianza di due gruppi. E poi si crea una distinzione: quelli che mangiano i panini da una parte e quelli che pranzano con primo, secondo e frutta dall’altra: c’è una discriminazione fra chi ha disponibilità economiche e chi no».

COSTI PASTO

A Parma ogni pasto costa 6.18 euro per bambino, a tariffa piena, mentre per chi ha un reddito Isee da 0 a 6.360 euro costa 2,30 euro e fino agli 11.764 euro 4,12 euro. A Parma esiste da anni una Commissione per il Controllo della qualità della ristorazione, nella quale sono presenti genitori volontari, per ogni scuola, che hanno la possibilità di fare sopralluoghi. Sono stati formati da un’esperta tecnologa, e i risultati dei loro controlli sono pubblicati online, a disposizione di tutti: viene segnato il gradimento di ogni cibo da parte dei bambini, quanto in media viene lasciato nel piatto, e anche la cottura dei cibi (anche se la pasta è scotta).

ALESSANDRA MELEJ

«Dopo la sentenza di Torino abbiamo avuto diverse richieste da parte dei genitori di portare il pranzo da casa - afferma Alessandra Melej, preside dell’Istituto comprensivo Montebello e della direzione didattica di via Fratelli Bandiera - ma non era possibile, perché ci deve essere sorveglianza, ci vuole un locale idoneo, non possiamo mettere 10-12 bambini da soli a mangiare».

ELISABETTA BOTTI

«Abbiamo avuto anche noi richieste di questo tipo - commenta Elisabetta Botti, preside reggente dell’istituto comprensivo Micheli, del quartiere San Leonardo, nonché dirigente dell’Itis Da Vinci -. Alcuni genitori, poi, preferiscono portare i figli a casa, a pranzo, e poi li riportano a scuola al pomeriggio. Si può presumere che sia una scelta economica, legata al costo della mensa, anche se poi la ragione dichiarata non è mai quella. Viene la mamma, prende il figlio, lo porta a casa, e poi lo riporta subito dopo. Era una possibilità che aveva previsto il dirigente precedente, per pochi casi, e che abbiamo mantenuto. In effetti la retta va a incidere su quelle che sono le uscite mensili» riflette Botti, che non chiude alla possibilità del pasto da casa: «Quando sono andata in Finlandia, a Innsbruck, nelle scuole ho visto che c’era la mensa, ma veniva data anche la possibilità ai bambini di portarsi da mangiare da casa, la “schiscietta”, avevano tanti tavolini, anche all’aperto, ed era una possibilità».

 

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