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INTERVISTA

Il medico allievo del mitico astronauta Glenn

09 agosto 2019, 05:01

Il medico allievo del mitico astronauta Glenn

Emilio Zucchi

Forse una vibrazione lunare diede allo Stuard un tocco magico che contribuì a farne l'ospedale di chiara fama che tutti ricordano: la mano cordialmente americana di John Glenn, leggenda dei viaggi spaziali preparatori allo sbarco dell'uomo sulla luna, strinse infatti più volte, un anno prima dell'impresa di Apollo 11, quella di un giovane medico parmigiano che a Roma stava specializzandosi in medicina aeronautica e spaziale.

«Glenn era un docente di straordinario fascino - ricorda il geriatra e medico dello sport Sandro Ceccato, 77 anni, amatissimo da un'infinità di pazienti, già direttore del Day Hospital dello Stuard, primo in Italia a carattere diagnostico, terapeutico e riabilitativo -. L'astronauta era ingegnere e a noi specializzandi tenne, all'università La Sapienza, tre lezioni memorabili sull'assenza di gravità in relazione alla fisiologia del corpo umano. Di lui mi colpì il fatto che emanasse una sorta di superiore self-control, e che argomentasse le proprie esposizioni con una perfetta serenità di giudizio e con cristallino ottimismo: si dichiarava assolutamente certo che entro un anno la luna sarebbe stata conquistata, e così poi avvenne».

Ceccato, che, come tanti in queste settimane, ha rivisto in televisione immagini e testimonianze di quel 20 luglio 1969 che ha definitivamente mutato il corso della storia umana, ricorda commosso di essere stato studente di un gigante della corsa allo spazio.

«Ricordo inoltre il lato spiccatamente umano di John Glenn. Nonostante fosse uno scienziato, anzi uno scienziato di primissimo ordine, e quindi un uomo di eccezionale razionalità, parlava dello spazio con una sorta di trasporto spirituale: diceva di essere sgomento davanti all'immensità dell'universo, ai silenzi dello spazio interplanetario, e di provare sentimenti di devozione religiosa davanti a quello che lui considerava appartenente al divino. E' infatti noto che, dopo uno dei suoi viaggi in orbita, dichiarò: ''Guardare questa creazione e non credere in Dio mi è impossibile''».

John Glenn, in effetti, divenne pastore della chiesa presbiteriana. Ceccato racconta che l'esperienza romana ebbe un seguito negli Stati Uniti: «A Houston visitammo i centri di ricerca spaziale. Glenn, anche in quella occasione, si dimostrò affabile. E, quando seppe che ero di Parma, espresse con simpatia un apprezzamento sul prosciutto e il parmigiano».

Glenn è morto nel 2016, a 95 anni. L'ultimo viaggio nello spazio lo fece nel '98, a 77 anni: «Fu eccezionale anche in questo: nonostante l'età - conclude Ceccato -, dimostrò di essere ancora il coraggiosissimo astronauta di quarant'anni prima».

 

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