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Medico disabile aggredito, l'autista è pregiudicato: via al processo

09 agosto 2019, 05:04

Medico disabile aggredito, l'autista è pregiudicato: via al processo

Georgia Azzali

Una fedina penale imbrattata da più di una macchia. Reati di un passato piuttosto lontano (l'ultimo risale al 2007) e scontati, ma resta il fatto che l'autista dello scuolabus accusato di aver colpito, lo scorso aprile, il medico disabile salsese Nicola Orsi è un pregiudicato. Truffa, ma anche lesioni e minacce, tanto è vero che il pm Emanuela Podda gli ha contestato anche la recidiva reiterata specifica. Non un dipendente comunale, bensì un autista assunto dall'azienda di trasporti a cui l'ente pubblico ha appaltato il servizio, ma un caso destinato a far discutere. L'indagine è ormai chiusa, e nei giorni scorsi il pubblico ministero ha citato a giudizio l'autista per lesioni personali, con l'aggravante della minorata difesa. Per i reati con pene entro i 4 anni non è infatti prevista alcuna udienza preliminare, bensì la citazione diretta: l'udienza, davanti al giudice di pace, è stata fissata per il 17 ottobre.

L'aggravante della minorata difesa e la recidiva faranno alzare la pena - in caso di condanna -, ma il caso verrà discusso davanti al giudice di pace, perché le lesioni certificate risultano inferiori ai 20 giorni. Un aspetto cruciale, quello dell'entità delle lesioni, su cui la difesa intende dare battaglia. «La prognosi è stata ovviamente stilata nell'immediatezza dei fatti, ma quello che vogliamo dimostrare, affidando una consulenza tecnica, è il danno permanente di tipo psicologico che l'aggressione ha determinato nel dottor Orsi - sottolinea l'avvocato Maria Chiara Piragine -. Nell'imputazione, inoltre, non compare l'omissione di soccorso, che invece riteniamo sia sussistente. Ma intendiamo anche raccogliere testimonianze sulla fase iniziale del fatto, perché non si è trattato di un "diverbio per motivi di circolazione stradale", come è stato scritto nell'imputazione, bensì di un'aggressione a freddo». Ed è chiaro che se durante l'udienza, il pm decidesse di riformulare l'accusa, per esempio ritenendo le lesioni gravi o aggiungendo l'omissione di soccorso, il processo passerebbe per competenza al tribunale monocratico. In ogni caso, Orsi, 57 anni, anatomopatologo all'ospedale di Piacenza, si costituirà parte civile, ma anche la Fshd Italia, l'associazione dei malati di di distrofia muscolare facio-scapo-omerale, è intenzionata a farlo.

Il male che ha attaccato Orsi molti anni fa. Ne ha fiaccato il corpo, rendendogli ogni passo sempre più difficoltoso, e ha rischiato di trasformarlo in un fantasma. Paura degli altri, più che della malattia. Ma proprio quel 29 aprile, quasi in un paradosso del destino, gli ha dato la forza di uscire allo scoperto.

Ha raccontato di quella mattina quando, verso le 8,30, percorrendo viale Matteotti in direzione di viale Valentini, all'altezza di viale Cavour, ha incrociato uno scuolabus fermo sulla destra. Il pulmino, secondo quanto riportato nella querela, ingombra un po' la carreggiata, e Orsi non capisce che intenzioni abbia l'autista. Così, fa una piccola deviazione e supera il mezzo, ma si rende conto che l'uomo alla guida sta inveendo contro di lui. Decide di bloccare l'auto poco più avanti, vicino all'ex cinema Centrale. Fa fatica a camminare. I passi sono lenti e incerti, però vuole capire. L'autista - secondo quanto racconta Orsi nella querela - scende dallo scuolabus e gli si avvicina urlando: «Ma dove c... credi di andare con quella macchina da 70mila euro? Ma cosa vuoi? Guardati e vattene a...».

Una fiammata di disprezzo. Che umilia il medico, ma che non lo fa indietreggiare. Eppure si mostra paziente, tenta di calmare l'autista. Ma i toni continuano ad alzarsi. E a quel punto Orsi prende in mano il telefonino per chiamare i carabinieri. L'uomo dello scuolabus sembra voglia andarsene: dà le spalle a Orsi, ma improvvisamente si rigira e sferra una manata al volto e al collo del medico. Che prima sbatte sulla portiera aperta dell'auto e poi cade sulla strada battendo la testa.

In tanti hanno visto: e un giovane, che sta passando in auto, si ferma per soccorrerlo. Anche l'autista si avvicina, ma - secondo quanto riportato nella querela - solo per dargli qualche schiaffetto sulla guancia. Vuole solo capire se respira e poi se ne va.

Poco più di un mese dopo, un altro attacco vile. «Eliminiamo te e la tua famiglia. Non andare da carabinieri o avvocato essere inutile anche se sei dottore non vali un c...», è il messaggio che si è ritrovato a leggere in una lettera anonima infilata nella cassetta della posta di casa. Ma in caserma Orsi ci è andato poco dopo. Ha imparato a mostrarsi. Ad affrontare anche gli sguardi che possono fare male.

 

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