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DELITTO IN VAL GARDENA

Massacrò la moglie, ma è seminfermo: sconto di pena in arrivo

10 agosto 2019, 05:07

Massacrò la moglie, ma è seminfermo: sconto di pena in arrivo

GEORGIA AZZALI

Inseparabili. Trentasei anni di matrimonio in cui avevano condiviso progetti, scelte e desideri. Anche le vacanze, sempre insieme, Paolo Zoni e Rita Pissarotti. Come un anno fa, a Santa Cristina in Val Gardena. Qualche giorno tra lo splendore delle Dolomiti, poi l'abisso della disperazione. Paolo che alla vigilia di Ferragosto si accanisce sul corpo di Rita con 19 coltellate nell'angolo cottura dell'hotel residence «Gardena»: una violenza cieca e improvvisa. Ma è nella mente di Zoni, che da qualche tempo era seguito da uno psichiatra, che si è cominciato subito a indagare. E la perizia, firmata dallo specialista Edoardo Mancioppi, ha stabilito la seminfermità. Una parziale incapacità di intendere e volere che garantirà a Zoni, 65 anni, una diminuzione di pena. L'accusa di omicidio volontario, con l'aggravante di aver ucciso la moglie, gli avrebbe fatto rischiare l'ergastolo. Ma Zoni potrà contare anche sullo sconto di un terzo previsto dalla scelta del rito abbreviato: l'udienza, davanti al gup Walter Pelino del tribunale di Bolzano, è stata fissata per il 9 settembre.

Un anno dopo non ci sono ancora certezze granitiche sul perché di quella brutalità. Un uomo timido, silenzioso, soprattutto negli ultimi tempi, eppure così affidabile e stimato sul lavoro. Per trent'anni aveva lavorato per la cooperativa di facchinaggio «Il Colle» di Collecchio, poi lo scorso anno era andato in pensione. Rita, 60 anni, solare e sorridente, sempre pronta a sdrammatizzare sul lavoro, faceva l'infermiera al polo Montanara dell'Ausl. Forse avevano sofferto per la mancanza di figli, ma i dolori li avevano sempre resi più forti. Nell'ultimo periodo, però, forse qualcosa si era spezzato. I «Gratta e vinci», acquistati ogni tanto per tentare la fortuna, sarebbero diventati per Paolo quasi un'ossessione. E proprio quei soldi sperperati al gioco potrebbero aver scatenato una lite, quella mattina. Un violento scambio di accuse e contraccuse, poi l'aggressione con quel coltello da cucina lungo una quindicina di centimetri.

Rita era preoccupata. Forse ha insistito per sapere quanto Paolo aveva speso al gioco: poco prima di essere massacrata aveva anche tentato di parlare con alcuni responsabili della banca in cui la coppia aveva il proprio conto corrente. Rita non ebbe mai quelle spiegazioni, perché il colloquio telefonico saltò, ma è probabile che la prospettiva di quella conversazione, delle risposte che sarebbero potute arrivare dalla banca, abbiano innescato quella reazione feroce.

Colpi alla testa, al collo, al torace, all'addome e agli arti superiori: Rita non ha avuto scampo. Due fendenti le sono arrivati dritti al cuore, nonostante la donna abbia cercato di difendersi: istintivamente ha cercato di proteggersi con le mani dalla lama impugnata dall'uomo della sua vita.

Quel coltello che subito dopo Zoni ha cercato di pulire con una spugnetta, gettando poi tutto nel lavandino. È salito in auto e ha guidato fino all'area di servizio di Cornedo, vicino a Bolzano, ma soprattutto a ridosso del casello Nord dell'autostrada. Cercava una via di fuga, ma non ha fatto nemmeno in tempo a scendere dalla macchina: due pattuglie dei carabinieri gli avevano già bloccato la station wagon.

A scoprire il corpo della moglie, nell'angolo cottura al primo piano del residence, la proprietaria della struttura. Pensava avesse avuto un malore. Invece non c'era più tempo per Rita.

 

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