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Già condannato all'ergastolo

Arrestato boss della 'ndrangheta a Borgotaro

11 agosto 2019, 05:06

Arrestato boss della 'ndrangheta a Borgotaro

LUCA PELAGATTI

Gli artigli della 'ndrangheta sono arrivati a conficcarsi persino tra i boschi dell'Ontario, nel cuore del Canada. Le radici no, quelle affondano ancora nel cuore della provincia di Reggio Calabria. Ma qualcosa delle 'ndrine si trova ormai anche a casa nostra, nelle nostre strade. Proprio come chi, pur dovendo scontare un ergastolo, da più di dieci anni viveva tranquillamente nella propria casa di Borgotaro. Da cui era autorizzato ad uscire liberamente per quattro ore al giorno.

A svelarlo è stata l'operazione «Canadian 'ndrangheta connection» che ha portato all'arresto di 40 persone accusate di delitti che vanno dall'associazione mafiosa al porto di armi, dall'usura all'esercizio abusivo del credito.

Una inchiesta dello Sco della polizia e della Mobile di Reggio Calabria che ha svelato come la 'ndrangheta abbia creato colonie anche oltre l'Atlantico e come l'influenza delle famiglie di Siderno abbia ormai portata internazionale. Anche quando si parla di morti ammazzati e vendette.

Di quei morti e di quei delitti si parla però anche nella nostra provincia: lo dimostra l'arresto eseguito di recente dagli uomini della Mobile di Parma, nella sua casa di Borgotaro, del 75enne Giuseppe Muià, un nome di spicco della 'ndrina che porta il suo nome.

Ad incastrare l'uomo, che dal dicembre del 2008 stava scontando l'ergastolo ai domiciliari per motivi di salute, sono state le intercettazioni iniziate dagli inquirenti dopo il delitto di un fratello ucciso a colpi di pistola nel gennaio del 2018. Dopo quel delitto, una vera e propria esecuzione avvenuta nelle strade di Siderno, tutti i membri della famiglia avevano iniziato freneticamente a comunicare per ricostruire l'accaduto. E per capire chi avesse premuto il grilletto e perché.

Una sorta di indagine interna che è stata monitorata dagli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia e che ha permesso di capire come l'uomo residente a Borgotaro, anche se ormai fuori dalla gestione operativa degli affari di famiglia, in Italia e in Nordamerica, era comunque «un capo, promotore ed organizzatore della ‘ndrina». Fuori, come residenza, dal territorio della famiglia ma non per questo meno autorevole e feroce..

Lo confermerebbero le conversazioni in cui l'uomo si dichiarerebbe pronto a tornare in Calabria per iniziare una serie di vendette contro i responsabili del delitto. E nonostante le perplessità dei membri più giovani della 'ndrina preoccupati di essere intercettati, sarebbe stato più volte sentito ripetere che era necessario «sparare» Senza neppure sapere contro chi. Ma comunque ribadendo che «ammazzare» serve «per smuovere le cose».

Non solo: nella corposa ordinanza della prima tranche dell'inchiesta i magistrati hanno ricostruito che di recente, in almeno una circostanza, Giuseppe Muià aveva ricevuto la visita di un nipote, a sua volta uno dei capi dell'organizzazione che prima di partire per il Canada era venuto a Borgotaro. E' questi incontri avevano lo scopo di definire le strategie della 'ndrina.

Non solo: gli stessi altri membri giovani dell'organizzazione, secondo quanto trapelato dopo gli arresti, avevano difficoltà a gestire le intemperanze dello zio di cui sottolineavano in più occasioni la pericolosità ricordando che in passato era solito collaborare con altri latitanti per le vendette. Tutte azioni che spiegano il perché dell'ergastolo che lo avrebbe dovuto tenere in carcere ma che non gli impedivano di gestire, sia pur a distanza, le cose dalla organizzazione di cui risultava evidentemente un esponente di spicco visto che si vantava di avere partecipato ad importanti incontri con altri capi durante un funerale e di ritenere di avere informazioni sui responsabili del delitto. Informazioni dovute ad uno che, come lui conta tra gli 'ndranghetisti «Perchè loro lo sanno chi sono io». Una dichiarazione, tra le altre che gli è costata un nuovo ritorno in cella. Ora è in via Burla, non più libero per le strade di Borgotaro dove qualche microspia lo avrebbe registrato mentre ordinava ai parenti rimasti in Calabria di andare a lavorare. «E il lavoro è quello di trovare armi andare ad ammazzare le persone. Nient'altro».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

LUCA PELAGATTI Gli artigli della 'ndrangheta sono arrivati a conficcarsi persino tra i boschi dell'Ontario, nel cuore del Canada. Le radici no, quelle affondano ancora nel cuore della provincia di Reggio Calabria. Ma qualcosa delle 'ndrine si...

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