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L'ambasciatore Azzoni: «La sicurezza? Questione prioritaria»

11 agosto 2019, 05:01

L'ambasciatore Azzoni: «La sicurezza? Questione prioritaria»

LUCA MOLINARI

Si autodefinisce un «parmigiano del sasso» l’ambasciatore Alessandro Azzoni, rappresentante permanente per l’Italia all’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) a Vienna.

Cinquantaquattro anni, originario di Parma (dove vivono ancora i suoi genitori) e tifosissimo del Parma, Azzoni è diventato un punto di riferimento della diplomazia italiana dopo aver ricoperto incarichi di primo piano in varie zone del mondo.

Nei giorni scorsi, alla Farnesina, Azzoni ha partecipato all’incontro di tutti gli ambasciatori italiani nel mondo. Allo speciale appuntamento hanno preso parte le più importanti cariche dello Stato, a partire dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal presidente del consiglio Giuseppe Conte, senza dimenticare il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi.

«Si è trattato di un’occasione importante di confronto – commenta – durante la quale è stato fatto il punto sulla politica estera italiana». Azzoni è da tre anni ambasciatore all’Osce (da non confondere con l’Ocse - Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Nel 2018 l’Italia, dopo 24 anni, ha ottenuto la presidenza dell’organizzazione – che comprende 57 Paesi del nord del mondo, tra cui Russia, Usa, l’Ue, i paesi membri della Nato e dell’area dell’ex unione sovietica – riscuotendo una serie di importanti risultati.

«L’Osce – spiega – si occupa di sicurezza in senso lato: da quella politica e militare fino ai diritti umani e alla libertà di stampa. Le decisioni riguardano un miliardo di persone e devono essere prese sempre all’umanità; nonostante i paesi che fanno parte dell’organizzazione siano molto diversi tra loro per storia e cultura».

Durante la presidenza italiana sono state concluse positivamente ben tredici dichiarazioni, su temi molto diversi tra loro: dalla digitalizzazione economica al traffico illegali di armi leggere. «Il nostro grande successo – commenta Azzoni – è legato al fatto di aver raggiunto tre decisioni. E’ stato stabilito che la sicurezza del Mediterraneo riguarda tutti e 57 i Paesi dell’Osce. Abbiamo inoltre lavorato per mesi, trovando una sintesi condivisa sulle misure da prendere, per combattere la violenza contro le donne. La terza decisione riguarda la sicurezza dei giornalisti e degli operatori dei media».

«Erano 24 anni - puntualizza - che l’Osce non riusciva a trovare un accordo sulla libertà di stampa e dei mass media. Dopo aver trascorso dodici ore al giorno a negoziare parola per parola, l’aver raggiunto questi importanti risultati mi ha fatto un enorme piacere».

Il prossimo appuntamento è a settembre, a Varsavia, dove si terrà una riunione sulla salvaguardia dei diritti umani. «I progressi ottenuti vanno mantenuti e difesi – dichiara –: non si può mai dare nulla per scontato, soprattutto nella situazione attuale».

Nel corso degli anni Azzoni ha ricoperto svariati incarichi diplomatici. «Tutte le sedi e gli incarichi rimangono nel cuore – afferma - ma tre tappe all’estero sono state estremamente formative. La prima al consolato a Barcellona, dove transitano tantissimi italiani. La seconda, come viceambasciatore in Senegal, a Dakar. E’ stata una esperienza professionale e soprattutto umana importantissima perché mi sono occupato anche di cooperazione allo sviluppo. La terza esperienza fondamentale è stata quella di viceambasciatore in Turchia, ad Ankara. Ho infatti vissuto un momento politicamente importante, dal 2008 al 2012, ossia la fase in cui è iniziativa quella dinamica politica che vediamo ancora oggi in Turchia».

Parma occupa un posto speciale nel cuore di Azzoni. «Durante la presidenza Osce – racconta – ho invitato a Vienna 9 delle 20 regioni italiane, per portare le loro eccellenze gastronomiche, dato che la cucina è parte integrante della cultura. La prima, ovviamente, è stata l’Emilia Romagna».

Azzoni, storico abbonato del Parma, torna nella nostra città ogni volta che può. «Soprattutto quando si viaggia molto – conclude - bisogna avere ben salde le proprie radici. Da parte mia, ho sempre avuto ben chiaro da dove provengo».

 

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