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'NDRANGHETA

I giudici: «Nel quartiere di Sorbolo i milioni del superboss Grande Aracri»

13 agosto 2019, 05:06

I giudici: «Nel quartiere di Sorbolo i milioni del superboss Grande Aracri»

Georgia Azzali

Mattoni che scottavano. Lo si sapeva fin dal gennaio del 2015, quando la maxi operazione «Aemilia» scoperchiò il vaso di Pandora del contagio mafioso. Degli investimenti di 'ndrangheta in quell'alveare di palazzine a Sorbolo. Ma i giudici del processo reggiano (142 condanne per oltre 1.200 anni di carcere, lo scorso novembre) ora hanno scritto un altro pezzo di storia: nel grande quartiere tra via Genova, via Torino, via Trieste, via Montefiorino e via Marmolada finirono soldi del superboss Nicolino Grande Aracri. Il re della cosca, rinchiuso al 41 bis nel carcere di Opera, che con quel grande progetto immobiliare sarebbe riuscito a riciclare un fiume di denaro. Impossibile quantificare con certezza la cifra esatta, ma il collegio reggiano, presieduto da Francesco Maria Caruso, non ha dubbi: «La prova certa dell’immissione del denaro da parte della cosca Grande Aracri di Cutro nell’affare Sorbolo - si legge nelle motivazioni della sentenza depositate nei giorni scorsi - è innanzitutto ricavabile, in via logica, dalla pretesa di restituzione che lo stesso Nicolino Grande Aracri ha avanzato, a più riprese, non solo nei confronti di Villirillo Romolo, ma anche degli altri protagonisti della vicenda (Cappa Salvatore e Falbo Francesco), nonché nei confronti di altri soggetti in stretto contatto con Villirillo, con il quale avevano gestito i vari affari (Mancuso Vincenzo e Battaglia Pasquale). A questa prova si aggiungono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giglio Giuseppe».

LE SOMME SPARITE

Ma se la somma non è certa, le cifre dell'affare Sorbolo sono da capogiro: un investimento complessivo tra i 15 e i 20 milioni di euro. Un'indicazione più precisa sui «versamenti» del boss Grande Aracri la fornisce Giuseppe Giglio, il primo pentito di «Aemilia», «che ha confermato - scrivono i giudici - con dichiarazioni dettagliate, coerenti e riscontrate... che nell’affare Sorbolo erano confluiti, come investimento iniziale, i denari di Nicolino Grande Aracri. In particolare Falbo Francesco (l'imprenditore di Sorbolo, ndr) aveva inizialmente ricevuto da Grande Aracri Nicolino, la somma di 750.000 euro da destinarsi quale parte di "nero" all’acquisto dei terreni dove poi si sarebbero sviluppati i cantieri di Sorbolo».

Solo un «acconto» quei 750mila euro tra il 2003 e il 2004, perché un altro fiume di denaro di Nicolino Grande Aracri sarebbe finito nell'investimento. Nel 2012, infatti, è lo stesso boss, durante un periodo di scarcerazione che si lamenta con Romolo Villirillo parlando di 2 milioni di euro che sarebbero spariti. Villirillo, origini cutresi, è il suo luogotenente, l'uomo di fiducia scelto per le sue conoscenze nel mondo imprenditoriale nel Nord, ma anche per la sua fedina penale limpida. Almeno fino al luglio del 2011, quando viene arrestato per la prima volta, per poi ritornare in cella nell'ottobre dello stesso anno. È l'inizio della parabola discendente, anche perché comincia ad essere chiaro sia nella cosca cutrese sia in quella emiliana che Villirillo si è appropriato di soldi di Nicolino. Una conferma che viene anche da Giglio. «Ha infine sottolineato - precisano i giudici riferendosi alle dichiarazioni del collaboratore - che una parte dei denari sottratti da parte di Villirillo a Nicolino Grande Aracri erano stati utilizzati per entrare nell’affare Sorbolo e per "coprire" la parte di "nero"».

PROTAGONISTI E GUADAGNI

Centinaia di immobili - tra appartamenti, garage e terreni - confiscati nel 2016. Le chiavi di 13 alloggi sono poi stati consegnati lo scorso anno alla Finanza, ma resta il fatto che - secondo i giudici - l'affare Sorbolo ha rappresentato, almeno nei piani, «una straordinaria occasione di arricchimento dell’intero sodalizio, dei suoi membri e di coloro che gravitano attorno allo stesso, in specie per la famiglia Grande Aracri che non solo ha investito in esso denari della cosca calabrese tramite il boss Nicolino, ma ha anche lavorato all’interno dello stesso con le società di Francesco (il fratello di Nicolino, ndr), che già da tempo partecipava insieme a Falbo all’attività di falsa fatturazione».

Una complessa operazione economica, con una serie vorticosa di passaggi societari, che è stata anche vista - scrivono i giudici - «come occasione di guadagno non solo per i protagonisti formali (Giglio, Pallone e Falbo) e sostanziali (Grande Aracri Nicolino, Villirillo Romolo, Cappa Salvatore e, in qualche misura, Gerace Salvatore e Vulcano Mario) dell’affare, ma anche per tutta una serie di imprese e di soggetti partecipi, anche a livello apicale, del sodalizio o gravitanti intorno ad esso». Tra i residenti nel nostro territorio, Giuseppe Pallone, condannato in via definitiva (con rito abbreviato) a 5 anni e 10 mesi, è in carcere, mentre l'ingegnere Salvatore Gerace deve fare i conti con una condanna in primo grado a 6 anni e 8 mesi. Ma il maxi quartiere di Sorbolo fa guadagnare tanti: nei cantieri ci sono le società di Selvino Floro Vito, di Carmine Belfiore e quelle direttamente legate a Grande Aracri. E ci sono pure gli operai della famiglia Nicoscia. Intrecci tra cosche. Nel nome dei soldi.

 

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