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Tizzano: Festa dell'Unità, una tradizione che resiste

13 agosto 2019, 05:01

Tizzano: Festa dell'Unità, una tradizione che resiste

Beatrice Minozzi

TIZZANO - «Si possono fare grandi cose, semplicemente stando insieme»: è questo il messaggio che emerge dalla tre giorni di festa popolare che è stata, lo scorso fine settimana, la Festa dell’Unità organizzata dal circolo Pd di Tizzano e dagli Amici dell’Unità. No, non ci sono refusi o errori di battitura. La festa si chiama proprio Festa dell’Unità e non Festa de L’Unità. «Abbiamo cambiato nome quando L’Unità (storico quotidiano comunista, ndr) ha chiuso - spiega Mauro Bertozzi, segretario del circolo Pd di Tizzano -. Non volevamo però snaturare la festa e il suo nome, quindi abbiamo fatto una sottile ma significativa modifica». Perché L’Unità non è più un giornale, ma l’unità è un modo di essere.

«Per noi rappresenta una forma di resistenza all’individualismo e alla chiusura tipica dei giorni nostri - conferma Bertozzi -: l’unità tra le persone e le braccia sempre aperte sono un modo di vivere al quale non vogliamo rinunciare». Una modifica nel nome, quindi, ma non nella sostanza. Alla Festa dell’Unità di Tizzano si fa ancora politica. «Si fa ancora politica nel senso che la politica è dentro tutti gli aspetti della società - spiega Bertozzi -: non abbiamo mai fatto comizi, ma abbiamo sempre organizzato dibattiti su temi politici e sociali di attualità. Quest’anno per motivi organizzativi non siamo riusciti ma il progetto è quello di tematizzare la festa per raccontare qualcosa, discutere e far discutere». La colonna portante della festa sono però le rezdore, che con le loro mani cucinano deliziosi manicaretti, e i volontari, che dimostrano di anno in anno una spiccata capacità organizzativa: sono una cinquantina e lavorando fianco a fianco nell’organizzazione cementano il legame che li unisce. «Principalmente mettiamo anima e corpo in questo progetto per la nostra gente – precisa Bertozzi – e per il nostro paese, che ha tanto bisogno di vitalità». E i risultati non si fanno attendere: nei tre giorni di festa - in programma cene da leccarsi i baffi, le esibizioni dei Tropico del Cancro e Dj Raffo, il liscio dell’orchestra Leo e Cristina, lo show di Willer Collura e Bicio e le immancabili bancarelle – oltre duemila persone si sono riunite sotto il tendone allestito in via Aldo Moro.

«È stata forse l’edizione più partecipata di sempre – precisa Bertozzi, che è tra gli organizzatori della Festa sin dalla sua prima edizione, nel 1984, quando fu portata a Tizzano dai segretari dei circoli Pci di Tizzano e di Lagrimone, Giuseppe Banzi e Sergio Danni – e se siamo arrivati alle duemila persone è segno che la Festa dell’Unità riesce ad andare oltre a qualsiasi idea o colore politico». Oltre a qualsiasi colore politico ma anche oltre ad una dicotomia campanilistica tra Tizzano e Lagrimone «che negli ultimi anni si è fatta più marcata – commenta Bertozzi – ma che sarebbe ora fosse superata, una volta per tutte».

 

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