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Montagna

«Mi fa male qui»: e il medico arrivava anche di notte

14 agosto 2019, 05:04

«Mi fa male qui»: e il medico arrivava anche di notte

MONICA ROSSI

In passato, «u dutu» lo si poteva chiamare - ed era prassi, non eccezione - in piena notte o durante un dì di festa per un bimbo con la febbre, per una brutta tosse o quando ci avvertiva un improvviso dolore.

Era il medico condotto, figura che nelle campagne e montagne lontane dalle città era quasi eroica.

A torto ridicolizzato dalla commedia all’italiana o preso ad esempio per il malcostume di chi cercava facili guadagni (ricordate «Il medico della mutua», del 1968, dove il neolaureato Guido Tersilli-Alberto Sordi ingaggiava una lotta senza quartiere con i colleghi per procacciarsi nuovi mutuati?), arrivava ovunque a qualunque ora con qualunque mezzo.

Sostituito ai sensi della legge 23 dicembre 1978 n. 833 dal medico di famiglia, del «condotto» di un tempo (che, per regolamento, non aveva diritto al riposo domenicale e festivo come pure al riposo notturno, perché doveva essere sempre reperibile) resta solo una cartolina seppiata e a tratti un po’ sbiadita.

Era un’altra vita fa e un’altra società fa: intanto, vantava una laurea quando laurearsi era tutt’altro che usuale; spesso era un amico di famiglia se non addirittura un parente; non di rado capitava che fosse pure il sindaco del paese, quando le comunità si ergevano intorno al prete, al maresciallo dei carabinieri, al maestro e, appunto, al dottore.

Come è cambiato allora il mestiere del medico di famiglia o «di base» che dir si voglia? All’occorrenza, il fidato doc cui ci rivolgiamo per cure, ricette e certificati medici, una scappata a casa la fa ancora quando abbiamo bisogno? Ha ancora tempo di ascoltare ansie e paure e, perché no, pettegolezzi davanti a un caffè come si faceva un tempo quando i famigliari attendevano trepidanti il verdetto del dottore? Per capire le differenze tra ieri e oggi, abbiamo scavato nella memoria dei bedoniesi e confrontato il doc di epoche che sembrano lontane anni luce: ieri Riccardo Mantovani, oggi Claudio Pioselli.

In mezzo, l’indimenticabile e indimenticato Italo Berni, per 40 anni il «dottore di Bedonia».

Letteralmente, perché finché non subentrarono i limiti d’assunzione sugli assistiti, metà paese (e forse più) era un suo mutuato.

 

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