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RICORRENZA

Pertusi: «Zorro e noi figli degli anni Sessanta»

15 agosto 2019, 05:02

Pertusi: «Zorro e noi figli degli anni Sessanta»

Michele Pertusi

Già, Zorro! In realtà fin da piccolo mi vestivo da Filippo II del «Don Carlo» ... Scherzo, sono un vero fan di Zorro, ho seguito tutta la serie tivù, i film, prima con Delon e poi con Banderas. Anche se, nella pratica, mi sono vestito solo una volta da Zorro, avrò avuto 5 o 6 anni, ma conservo ancora la foto. Più spesso sono stato un cowboy o un pagliaccio.

A ripensarci adesso, erano tanti gli elementi che facevano presa su noi ragazzi. Penso, innanzitutto, all'ambientazione western in un'America che stava cambiando, tra cavalli e pistole. Il western mi ha sempre affascinato e credo che l'inventore del genere sia stato Puccini con «La fanciulla del west»...

E poi le caratteristiche del personaggio: Zorro è un nobile, è ricco, eppure va contro gli interessi del suo rango in nome di una “giustizia sociale”, come si dice spesso ora. Questo aspetto ci colpiva e rendeva Zorro una figura straordinariamente moderna.

E la doppia vita: Don Diego de la Vega che si trasforma in Zorro! Chi di noi non vorrebbe una seconda identità, misteriosa, solo nostra, in cui poter essere, anche solo per un giorno, un eroe?

Poi, confesso, mi piacevano i duelli coreografati, quasi delle danze che ipnotizzavano, giochi di lame che tenevano altissima l'attenzione. E Tornado, il cavallo di Zorro, che sapeva farsi trovare nel posto giusto nel momento giusto!

Ecco, l'insieme di questi elementi, racchiusi in un senso di giustizia, creava qualcosa di magico per noi ragazzi figli delle speranze del boom economico degli anni Sessanta.

 

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