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Addio a Umberto Sava, l'ingegnere 44enne emigrato a Berlino

18 agosto 2019, 05:07

Addio a Umberto Sava, l'ingegnere 44enne emigrato a Berlino

Luca Molinari

Se ne è andato a soli quarantaquattro anni l’ingegnere parmigiano Umberto Sava. Da diversi anni abitava stabilmente a Berlino dove lavorava per una multinazionale. Se ne è andato dopo aver combattuto a testa alta contro una grave malattia, che non gli ha lasciato scampo. Nel ‘99 Umberto Sava, durante un Erasmus in Svezia, aveva conosciuto la moglie Susan, tedesca dell’Est.

Dopo un anno, si erano ritrovati a Belfast. Lui seguiva un dottorato in ingegneria meccanica e lei aveva iniziato quello che sarebbe diventato il suo lavoro: insegnare le lingue. Dall’Irlanda erano tornati in Germania in tre (assieme a Matteo), per poi diventare cinque, grazie alla nascita degli altri due figli: Isabel e il piccolo Lorenzo.

Nel 2014 la bella famigliola era stata raggiunta dal padre Massimo Sava, ingegnere, e dalla madre Silvia Passera, insegnante in pensione, che avevano lasciato l’amata Parma e si erano trasferiti a Berlino definitivamente per poter stare vicini all’unico figlio, alla nuora e ai nipoti.

Umberto Sava era molto affezionato a Parma e ogni anno tornava per riabbracciare gli amici del basket con i quali aveva giocato in gioventù, gli zii Enrica e Luigi Carlo e il cugino Giovanni ai quali era assai legato, oltre che alla rimanente parentela.

Umberto era un tipo solare ed estroverso, molto amato e stimato da tutti; abile giocoliere si esibiva per la gioia dei figli e degli amici.

«Dire che lascia un vuoto incolmabile - affermano commossi gli zii - è ben poca cosa rispetto ai sentimenti che agitano e scuotono tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo».

Quando la «Gazzetta di Parma» aveva raccontato la scelta di vita di Massimo e Silvia, diventati berlinesi d’adozione, Umberto aveva commentato così la decisione dei genitori: «I miei a Parma erano dei "pantofolari". Sono arrivati qui senza sapere una parola di tedesco. Pensavo si sarebbero accontentati della nostra compagnia e invece ho visto che per loro è stato anche un nuovo inizio, uno stimolo contro una pigrizia che un po’ aveva preso soprattutto mio padre. Qui ci sono molti italiani - aveva dichiarato Umberto Sava con orgoglio alla «Gazzetta» - e grazie all’associazione "Emilia Romagna in Berlin" hanno stretto nuove amicizie, si sono ritrovati spesso a tavola in compagnia, hanno partecipato ad itinerari culturali e di scoperta della città, mia mamma ha iniziato uno scambio di libri con altre signore, prendono la metropolitana e attraversano Berlino. Attività che prima, credo, non avrebbero mai intrapreso».

 

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