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EMERGENZE

Elisoccorso, in sette mesi già salvate 475 vite

20 agosto 2019, 05:04

Elisoccorso, in sette mesi già salvate 475 vite

PIERLUIGI DALLAPINA

 

Per chi ha pianto colleghi e familiari morti in servizio, nel nobile tentativo di salvare una vita, il ricordo della tragedia non è semplice ripetizione. Al contrario, la commemorazione è quella linfa necessaria per infondere coraggio e non permettere a un dramma come quello del Charlie Alpha di impedire il decollo - nel senso letterale del termine - di un servizio che negli anni ha salvato centinaia di vite. Sono infatti oltre 2.200 gli interventi realizzati nel Parmense dal 2013 ai primi sette mesi del 2019, a cui vanno aggiunti i voli su Piacenza, Reggio, Modena e fuori regione. Nel 2019 l'elisoccorso si è alzato un totale di 475 volte, l'anno scorso è decollato 864 volte, mentre cinque anni prima gli interventi erano fermi a quota 747, dimostrando una crescita costante del servizio.

29 ANNI FA LA TRAGEDIA

Il pilota Claudio Marchini, il medico anestesista Annamaria Giorgio e gli infermieri Corrado Dondi e Angelo Maffei, morirono la mattina del 18 agosto 1990 sul monte Ventasso, nel tentativo di raggiungere - con l'elisoccorso Charlie Alpha - un ferito nell'Appennino reggiano. Ieri pomeriggio, a 29 anni di distanza da quella tragedia avvenuta a soli due anni dall'attivazione dell'elisoccorso - una tragedia che avrebbe potuto affossare il servizio - era palpabile l'orgoglio di chi ha sfidato la paura pur di mantenere attivi quei voli.

LA SFIDA: NON MOLLARE

«Negli ultimi tre anni la nostra offerta assistenziale garantita dall'elisoccorso si è ampliata grazie alla sottoscrizione di accordi interregionali, soprattutto con la Lombardia, perché siamo convinti che quando si parla di pazienti da soccorrere non esistono confini provinciali o regionali», afferma Adriano Furlan, direttore della Centrale operativa del 118 per l'Emilia Ovest, durante il ricordo delle vittime del monte Ventasso, organizzata ieri pomeriggio in via Casati Confalonieri, di fronte al monumento dedicato alla tragedia di Charlie Alpha. «Da quel tragico evento abbiamo trovato lo sprone per rialzarci. Abbiamo stressato al massimo il fattore umano e anche quello tecnologico nel tentativo di prevenire i fattori di pericolo, perché ogni paziente deve essere soccorso nel minor tempo possibile», aggiunge Furlan, ringraziando tutte le sigle del soccorso, presenti ieri alla commemorazione con i propri labari.

UN LIBRO PER IL 30ESIMO

Quella mattina di 29 anni fa, sull'elicottero che si è schiantato a causa della nebbia, doveva esserci il coordinatore del 118 Marco Boselli, scampato alla tragedia per un classico gioco del destino: l'invito ad un matrimonio e il cambio turno con un collega. «In vista del trentesimo anniversario - annuncia, vorremmo proporre qualcosa di nuovo. Penso ad una raccolta di documenti, immagini e testimonianze che ricordi le quattro vittime del Charlie Alpha, insignite nel '91 della medaglia d'oro al valore civile, ma anche la nostra attività quotidiana». Il dovere di un ricordo che sia anche insegnamento è ribadito da Gino Tosi, coordinatore del 112 della Lombardia che, insieme a Boselli, fu tra i fondatori dell'elisoccorso a Parma. «Abbiamo il dovere di mantenere la memoria storica e di trasferirla ai nuovi colleghi - dichiara -. Abbiamo fatto scuola, e ora siamo un punto di riferimento nella gestione delle emergenze».

RICONOSCENZA E RISPETTO

Durante la commemorazione, dal prefetto Giuseppe Forlani è arrivato l'invito «a rafforzare la fiducia in tutte le forze impegnate a favore dei cittadini», mentre Maurizio Falzoi, in rappresentanza dell'Ordine dei medici ha esortato a «promuovere il valore della dedizione e del sacrificio». L'assessore al Welfare Laura Rossi ha voluto ringraziare «chi mette in pericolo la propria vita per salvare quella degli altri», Gianpaolo Cantoni, in rappresentanza della Provincia, ha fatto riflettere sul «senso di smarrimento generato dalla morte di un soccorritore». «Ricordiamo operatori della sanità pubblica che hanno dato la vita per un sistema che garantisce la salute a tutti», dice Massimo Fabi, direttore dell'ospedale, mentre il direttore dell'Ausl, Elena Saccenti sostiene: «L'evoluzione della tecnologia sia sempre accompagnata da competenza e professionalità».

 

 

 

VOLI NOTTURNI: GIÀ SALVATE 250 PERSONE

La chiave di tutto è la rapidità. Nelle emergenze anche i minuti possono decidere la vita o la morte di una persona, soprattutto se a star male è qualcuno lontano dall'ospedale, ed è per questo che la velocità dei soccorsi va garantita anche di notte. Un anno fa, esattamente a Ferragosto, partiva in via ufficiale il servizio di elisoccorso notturno grazie ad una speciale tecno logia chiamata night vision goggles che, attraverso particolari visori ad intensificatori di luce, permette ai piloti di avere modalità operative simili a quelle durante il giorno. «L'elicottero decolla da Bologna e, in tutta la regione, ha già effettuato 250 interventi, permettendo di raggiungere soprattutto quei pazienti che si trovavano in zone distanti dagli ospedali», ricorda Adriano Furlan, direttore della Centrale operativa del 118 Emilia Ovest, facendo il bilancio di un anno di attività dei decolli notturni che partono tutti da Bologna.

«A Parma sono stati effettuati 11 interventi, 22 a Reggio e 10 a Piacenza», puntualizza Massimo Fabi, direttore dell'ospedale Maggiore, mentre Antonio Pastori, responsabile infermieristico della Centrale del 118 spiega che «rispetto alle 160 postazioni previste in regione per l'atterraggio notturno, ora ne sono state attivate ben 245». Nel Parmense queste aree sono 23, ma presto, assicurano dal 118, diventeranno 30.

A Parma, Piacenza e Reggio, ricorda sempre Pastori, nelle zone lontane dagli ospedali esiste un'area di atterraggio ogni 2.700 abitanti, mentre nel resto della regione la proporzione è una piazzola di atterraggio ogni 4.500 abitanti.

«Le regole del volo notturno - conclude Pastori - sono diverse da quelle in vigore durante il giorno. Ad esempio, di notte, per poter decollare, bisogna avere una visuale in orizzontale di cinque chilometri e una visuale verticale di 500 metri. Durante il giorno, invece, basta una visibilità orizzontale di un chilometro e una verticale di 150 metri». P.Dall.

 

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