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Mistero

Ospedale Vecchio, scheletri sepolti sotto la Crociera

20 agosto 2019, 05:08

Ospedale Vecchio, scheletri sepolti sotto la Crociera

ROBERTO LONGONI

 

Potrebbe essere il giallo dell'estate, peccato non si sappia ancora di quale anno. Di certo non di quello in corso né dei più recenti. All'interno dell'Ospedale Vecchio sono stati trovati scheletri umani. La scoperta è avvenuta un paio di mesi fa, durante i lavori di consolidamento delle strutture della Grande crociera dello storico edificio. Rimosso il materiale di riempimento del piano di calpestio, è stato rinvenuto un pannello di legno a copertura di una specie di antro verticale di un metro per un metro e mezzo di lato e profondo quattro metri. I resti erano lì, sotto il pavimento sul quale un tempo erano poggiati i letti dei malati, vicino al grande portale d'ingresso che si affaccia su via D'Azeglio. Nessuna lapide né segni di alcun tipo indicavano la loro presenza: quasi si fosse voluto nasconderli, oltre che seppellirli. A prima vista, sembra che appartengano a individui deceduti all'incirca un secolo fa. Di malattia? Di cause naturali? Di morte violenta?

UN GIALLO DELLA STORIA

Per ora non si sa nemmeno a quante persone appartengano le tibie, le gabbie toraciche, i femori e i teschi portati alla luce, alcuni ancora con lembi di tessuti, alcuni ricoperti da brandelli di stoffa. Scoperto questa specie di pozzo affondato nella storia, l'impresa che sta eseguendo i lavori per la realizzazione di una galleria culturale nella Crociera dello storico ospedale ha subito avvisato Michele Alinovi. L'assessore comunale alle Politiche di pianificazione e sviluppo del territorio e delle opere pubbliche ha quindi contattato il comandante provinciale dell'Arma Salvatore Altavilla. Poco dopo, sul posto sono intervenuti i carabinieri del Ris a compiere i primi rilievi, mentre scattava la segnalazione alla Procura della Repubblica che sulla vicenda ha aperto un fascicolo. L'area interessata al ritrovamento è stata posta sotto sequestro (ma nel resto del cantiere i lavori sono proseguiti senza subire stop). Intanto, al medico legale Rossana Cecchi è stato affidato l'incarico di determinare la causa di quelle morti. Del caso, inoltre, devono occuparsi un'antropologa forense romana e un'archeologa.

IN ATTESA DELLE ANALISI

Nel frattempo, tuttavia, i resti riposano ancora in quell'insolita tomba collettiva. Prima di procedere al recupero delle ossa, si deve cristallizzare la situazione. E per farlo si attende l'arrivo dell'apparecchiatura in grado di eseguire una stratigrafia del luogo del rinvenimento. Solo dopo questo passaggio si potranno cercare le risposte alle domande più importanti. Tra queste anche quella relativa alla datazione dei resti. L'esame con il carbonio 14 sarà in grado di determinarla con un ridotto margine di approssimazione: e sarà fondamentale, nel caso si dovesse scoprire che siamo di fronte a morti violente. Sarebbe un «cold case» plurimo, sul quale indagare a fondo. Quel «secolo circa» della prima valutazione rappresenta un'età troppo vaga, specie se si tiene presente, decennio più, decennio meno, quanto sia contenuto da questo lasso di tempo. A cominciare dalle Barricate del 1922, che ebbero proprio nell'Oltretorrente il loro epicentro, per finire con le crudeltà e le vendette legate al periodo fascista, al secondo conflitto mondiale e al dopoguerra.

UNA DIMORA DEI SECOLI

Un intrico di storia e storie in quello che Marzio Dall'Acqua, direttore dell'Archivio di Stato a lungo ospitato proprio nell'Ospedale Vecchio, definisce «un grande labirinto» che dal tredicesimo secolo ha ospitato tantissime persone. Una città nella città. «Lì dentro c'era di tutto, e un po' a tutto possiamo pensare a proposito di questo rinvenimento: nel bene come nel male». Ma che cos'era l'Ospedale Vecchio all'incirca un centinaio di anni fa? «I primi padiglioni del Maggiore vennero inaugurati solo dopo la fine della Grande guerra: allora cominciarono i trasferimenti. Ma alcuni reparti, come Ginecologia e Pediatria, rimasero nell'Ospedale Vecchio fino al 1930, quando l'antico edificio fu preso in consegna dai militari». E ospedale militare rimase durante il secondo conflitto mondiale, tanto che alcune fotografie aeree mostrano chiaramente la grande croce rossa in campo bianco dipinta sul tetto. «Lì sotto, in quegli anni, fu salvata la pelle a molti».

Parole alle quali si aggiungono quelle di Alinovi: «Il rinvenimento di questi resti umani potrebbe rappresentare un nuovo tassello delle vicende millenarie di questo luogo e potrebbe arricchire la stessa storia di Parma, in termini di eventi e accadimenti a oggi non ancora noti. Il cantiere della grande cattedrale civile dell'Oltretorrente ci ha dato un'ulteriore sorpresa rispetto alla bellezza e alla magnificenza che già esprimeva prima del restauro». Ora quei resti sconosciuti sono nuove pagine da decifrare. È come se l'Ospedale Vecchio volesse ricordarci che non smetterà mai di essere un archivio della nostra memoria. Più o meno consapevole.

 

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