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Arte

Bardi, l'opera del Parmigianino ancora più bella

23 agosto 2019, 05:01

Bardi, l'opera del Parmigianino ancora più bella

ERIKA MARTORANA

BARDI Ad un anno dal felice ritorno «a casa» della celebre Pala del Parmigianino, l’Unità Pastorale di Bardi, con la collaborazione del gruppo degli «Amici della Parrocchia», daranno vita alla prima presentazione dell’importante evento intitolato «Bentornato Parmigianino!», che si terrà domani, in occasione della fiera di San Bartolomeo.

Una serata storica, che prenderà il via alle 20,30: dopo l’iniziale saluto e la presentazione delle vicende e delle origini della millenaria fiera landiana da parte dello storico, nonché ex sindaco e consigliere di minoranza, Giuseppe Conti, a prendere la parola sarà la relatrice Patrizia Raggio. Alla ex funzionaria della Soprintendenza dei Beni artistici ed archeologici di Parma spetterà il compito di illustrare la storia ed il restauro dello «Sposalizio di Santa Caterina e i santi Giovanni Evangelista e Giovanni Battista», conosciuto come la Pala del Parmigianino, tornato al suo posto, nella chiesa bardigiana «Beata Vergine Addolorata», in cui avrà luogo l’appuntamento. Il restauro si era reso necessario per sanare le criticità dalla grande pala d’altare che Francesco Mazzola, detto il Parmigiano, realizzò all’inizio della sua carriera per la principale chiesa di Bardi. La Pala presentava sollevamenti della pellicola pittorica diffusi sull’intera superficie, dovuti in gran parte ad un vecchio telaio non più idoneo; inoltre una lacuna, estesa e visivamente molto invasiva, deturpava un angolo del dipinto «tagliando» parte del polpaccio di San Giovanni Battista. La tavola è entrata in istituto dopo la mostra del 2016 «Correggio e Parmigianino. Arte a Parma nel Cinquecento» (tenutasi nelle Scuderie del Quirinale di Roma). Il progetto di restauro ha compreso, oltre alle indagini scientifiche, il consolidamento della pellicola pittorica e la realizzazione di una nuova struttura di sostegno che garantisse condizioni conservative ottimali. Inoltre, dopo il confronto con la Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Parma e Piacenza, si è deciso di intervenire sulla grande lacuna con una reintegrazione che restituisse equilibrio spaziale all’insieme, realizzata con la tecnica del tratteggio ad acquerello e pertanto riconoscibile e reversibile. Ecco il gruppo di lavoro del restauro: Giuliano Romalli, progettista e direttore dei lavori; i restauratori Albertina Soavi, Gloria Tranquilli, e Francesca Fumelli; Paola Minoja per la reintegrazione a tratteggio (restauratore esterno); Roberto Saccuman, per il risanamento del supporto ligneo (restauratore esterno); Elisabetta Giani e Carlo Cacace per le indagini ambientali; Giulia Galotta per quelle biologiche; Fabio Aramini e Mauro Torre per quelle fisiche e multispettrali. E ancora, Fabio Talarico per le indagini chimiche; Mara Bucci per la documentazione grafica; Bruno Mazzone per l’elaborazione e rendering ipotesi di reintegrazione pittorica; ed, infine, Angelo Raffaele Rubino per la documentazione fotografica.

 

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