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IL CASO

I Grilli, idea reggiana resa famosa dal genio parmigiano

23 agosto 2019, 05:07

I Grilli, idea reggiana resa famosa dal genio parmigiano

PIERLUIGI DALLAPINA

Cari reggiani state tranquilli, perché a Parma nessuno vuole rubarvi la paternità di un'invenzione geniale e divertente come quella dei Grilli. Anche se siamo stati noi a renderli celebri, permettendo a generazioni di bambini di sfrecciare su quelle tre ruotine lungo i viali del Parco Ducale, il parco più nobile della città, mentre da voi i Grilli sono solo un ricordo. Avete avuto l'idea vincente, ma siamo stati noi a venderla meglio, infilandola anche nella pubblicità del prosciutto di Parma. E qui tornano alla mente i casi del Parmigiano Reggiano (nato a Bibbiano ma da tutti chiamato Parmigiano) o dell'aceto balsamico, che qualcuno sostiene migliore nel reggiano, anche se è Modena che lo ha reso famoso nel mondo.

La pagina definitiva (ovviamente per noi parmigiani) su chi ha inventato che cosa, la scrisse il 13 maggio 2017 Chicco Corini sulla Gazzetta di Parma: con grande onestà, chiarì subito che il Grillo è made in Reggio. Ma in questi giorni, sulla Gazzetta di Reggio, qualcuno torna sulla genesi di questo giocattolo immortale, lamentandosi coi parmigiani, colpevoli di essersi arrogati il merito della paternità del Grillo. A volte il caldo gioca brutti scherzi, se poi ci si mettono anche l'intramontabile rivalità fra le due città e il senso di inferiorità, è un attimo prendere lucciole per lanterne.

Sia chiaro, ben vengano dispute come quella del Grillo, e bravo a chi ha rinfocolato lo spirito di competizione fra Parma e Reggio (l'ordine di «precedenza» fra le due città lo stabilisce l'alfabeto), perché alla fine a vincere è la memoria di modi di vivere che vanno difesi. Certe tradizioni fanno parte della storia che definisce i nostri tipici modi d'essere: così vicini e così diversi (di qua la torta fritta di là il gnocco fritto, tanto per fare un esempio) e va bene così, perché la diversità di usi e costumi è una ricchezza tipicamente italiana che il resto del mondo ci invidia.

Basta però con la filosofia e torniamo ai fatti, o meglio, alla disputa del Grillo. Questo triciclo che ha resistito alle mode e che ancora fa divertire frotte di bambini (soprattutto a Parma) è opera del genio reggiano. Anche se, volendo essere precisi, il primo Grillo della storia fu pensato e forgiato in un'officina di Modena nel 1948 e, all'epoca, si chiamava Leprotto. Ma a dispetto del nome, quel triciclo non manteneva quel che prometteva: per colpa di alcuni «difetti» di progettazione non si dimostrava scattante, veloce e divertente come avrebbe dovuto essere.

Manlio Battilani, che lavorava in un negozio di biciclette a Reggio, in via Emilia, nel 1951 migliorò la parte ciclistica del Leprotto, lo sperimentò in piazza Fontanesi, e poi lo brevettò due anni dopo, come raccontò lui stesso al Resto del Carlino di Reggio Emilia, in un'intervista rilasciata nel 1984.

Il figlio di Manlio, Amerigo, ha raccolto il testimone del padre e nel suo laboratorio artigianale impiantato nell'Appennino reggiano, per la precisione a Vetto, dove da decenni qualcuno immagina una grande diga sull'Enza, continua a battere la lamiera e a saldare i tubi per spedire i suoi Grilli in tutto il mondo. Come ricorda la Gazzetta di Reggio, questo artigiano è riuscito a sconfiggere la concorrenza, battendola sul prezzo, continuando così a spedire pezzi unici e personalizzati ai tanti amatori.

Questi sono i meriti reggiani, che restano intatti anche quando a Parma si tira fuori l'orgoglio e si ricorda che è da noi, sui viali ampi, ombreggiati e polverosi del Giardino, che il Grillo ha trovato il suo habitat ideale. È qui che continuano a sfrecciare, spinti da bambini sudati e contenti, in quello che Corini nel 2017 definì «il Gran premio della felicità». Perché salire su un Grillo dà l'illusione di pilotare un bolide, complice quel volante che sostituisce il manubrio e che permette sterzate rischiose e repentine lungo tornanti immaginari, disegnati dalla fantasia dei ragazzi.

A questo punto, se nell'operosa Reggio Emilia non vogliono sentirsi da meno, possono varcare il confine dell'Enza, perlustrare il Parco Ducale, prendere ispirazione dalla gioia che si disegna sul volto di tutti quelli che salgono su un Grillo e trovare uno spazio degno, proprio nella loro città, per questi tricicli colorati e immortali inventati dai modenesi e perfezionati da un reggiano. Ma resi famosi dall'intuito parmigiano.

 

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