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Macachi, il ricercatore parmigiano: «Minacciato perché tento di curare la cecità»

25 agosto 2019, 05:06

Macachi, il ricercatore parmigiano: «Minacciato perché tento di curare la cecità»

MONICA TIEZZI

Prima il tam tam sui social, poi la manifestazione del 6 luglio scorso a Parma e gli incontri al ministero della Salute fra Lav e il ministro Grillo. Sembrava che la protesta animalista contro una sperimentazione avviata congiuntamente dalle università di Parma e Torino su pazienti resi ciechi da lesioni alla corteccia cerebrale, che impiegano anche alcuni macachi «Rhesus», si fosse esaurita.

Invece ora arrivano le minacce: uno striscione («Vivisettore boia») apparso sul cancello di casa di Luca Bonini - laurea e dottorato a Parma, dal 2016 professore associato di neuroscienze e psicobiologia animale comparata all'ateneo di Parma e capofila della parte parmigiana del progetto - insulti via email e Facebook («ho sporto denuncia», spiega Bonini) e bossoli spediti per lettera allo psicobiologo torinese Marco Tamietto, responsabile del progetto. Mentre è annunciata a Parma il 14 settembre un'altra manifestazione animalista che si preannuncia più imponente della prima.

Professor Bonini, pentito di aver avviato questa ricerca?

Per niente. Parma ha una tradizione quarantennale di sperimentazione su primati non umani. La scoperta dei neuroni specchio e le informazioni sul sistema motorio, che hanno reso l'ateneo celebre in tutto il mondo, vengono da lì. Progetti di ricerca di base che hanno un grande impatto e grandi prospettive sulla neuroriabilitazione e sulla comprensione di malattie come autismo e schizofrenia. Oggi siamo impegnati in una ricerca traslazionale, finalizzata a una patologia specifica: la perdita della vista dopo ischemia, emorragia cerebrale, danni traumatici. A Parma spetta la sperimentazione sugli animali, Torino lavora con i pazienti. A chi protesta, spesso da disinformato, vorrei ricordare che i prodotti acquistati in farmacia quotidianamente sono frutto della sperimentazione animale in ambito biomedico.

È vero che in questa sperimentazione accecate i macachi?

No, riduciamo il loro campo visivo. È una lesione che non impedisce loro di muoversi in modo autonomo e interagire con i loro simili. Cercheremo di limitare la sperimentazione a quattro animali, e in ogni caso a non più di sei.

Usare gli animali è indispensabile?

In questa fase della ricerca sì. Il progetto è stato approvato e finanziato con due milioni di euro, su cinque anni, dall'European Research Council. L'Italia ha recepito con il decreto legislativo 26/2014 la già rigorosissima direttiva europea 63/2010 sulla protezione degli animali usati a fini scientifici in modo ulteriormente restrittivo, introducendo limiti ulteriori alla possibilità di fare ricerca e norme che vanno in qualche caso anche contro il benessere degli animali, primati in particolare: ad esempio impedendo la coabitazioni di maschi e femmine, perché la riproduzione di questi animali ai fini di ricerca da noi è vietata. Questo ci costringe ad importare gli animali, con conseguente stress dovuto al viaggio, dall'estero. Chi ancora oggi parla di vivisezione si riferisce al significato ottocentesco del termine, prima dell'avvento degli anestetici. Oggi le leggi impongono di usare tutti gli strumenti medici e veterinari per evitare qualsiasi inutile sofferenza agli animali da laboratorio. E cosa è evitabile non è di competenza delle associazioni animaliste.

Perché gli animalisti insistono?

Perché esprimono una legittima contrarietà a priori. Hanno la libertà di contestare la sperimentazione animale: lo ritengo folle, ma lo rispetto. Il loro compito dovrebbe essere suscitare un dibattito pubblico per modificare la legislazione, non interferire con il giudizio competente e il controllo ispettivo di organi preposti per legge. Questo non è democratico.

Che ne pensa del confronto che il ministero della Salute ha avviato con queste associazioni?

Non c'è nulla di criticabile nell'incontrare queste associazioni. Ma incontrarle ripetutamente ed esclusivamente, concedere loro informazioni riservate sulle sperimentazioni non lo trovo corretto. Ascoltare è legittimo, legittimare no.

 

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