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LA CURIOSITÀ

Adorni, un «figlio» di Varenne porta il suo nome

25 agosto 2019, 05:04

Adorni, un «figlio» di Varenne porta il suo nome

VITTORIO ROTOLO

La foto che vi proponiamo a corredo di questo «pezzo», risale al mese di maggio del 2016. E profuma di leggenda, nella misura in cui documenta lo «storico» incontro fra tre veri e propri assi dello sport internazionale.

Da una parte, il parmigiano Vittorio Adorni ed il «cannibale» Eddy Merckx, immortalati mentre stringono fra le mani un prezioso cimelio che li accomuna: la maglia di un mondiale di ciclismo. Dall’altra, invece, colto dall’obiettivo in tutta la sua eleganza e la sua bellezza, ecco Varenne, classe 1995, figlio di Waikiki Beach e Ialmaz. Il più grande trottatore di tutti i tempi. L’unico ad aver vinto, con il suo mitico driver Giampaolo Minnucci, per due volte di fila il Grand Prix d’Amerique e per tre volte il Gran Premio Lotteria di Agnano.

«Cavallo dell’anno» in tre differenti nazioni (Italia, Francia e Stati Uniti) fra il 2000 e il 2002, nel corso della sua luminosissima carriera ha totalizzato vincite per oltre 6 milioni di euro. «Quel giorno di maggio mi trovavo a Pinerolo, come sempre al seguito del Giro d’Italia. Sapevo che dopo il ritiro, avvenuto nel 2002, Varenne aveva trovato casa in Piemonte. Ero quindi desideroso, e per certi versi pure curioso, di ammirarlo da vicino. Ancora adesso, quell’incontro lo ricordo con grandissima emozione: davanti ai miei occhi, avevo un monumento» esordisce Adorni. Che, sabato 31 agosto, potrà riabbracciare Varenne all’ippodromo di Montechiarugolo, durante un evento a scopo benefico organizzato proprio in onore del purosangue italiano più amato al mondo. Sarà la prima uscita pubblica del «Capitano», dopo il suo recente trasferimento all’Equicenter di Inverno e Monteleone, in provincia di Pavia: un polo d’eccellenza, dove Varenne trascorrerà gli anni della meritata pensione.

Ritiratosi dalle scene agonistiche, Varenne si è fatto valere pure nelle vesti di riproduttore. Fra i suoi duemila figli, uno – pensate un po’ - si chiama…Adorni. Per l’esattezza, Adorni Grif. «È proprio così. Ed accadde tutto giusto quel giorno di tre anni fa» rivela l’ex ciclista. «Quando ci presentammo in visita da Varenne, il puledro era nato appena da qualche ora, all’interno dell’allevamento Il Grifone, a Vigone. Il proprietario pensò allora di rendermi omaggio, dandogli il mio nome. Lo disse pubblicamente e, per tutti, fu una grande sorpresa. Rimasi senza parole. Era semplicemente un onore, per me. Un grande onore». Il bello, in realtà, sarebbe arrivato in seguito. Perché Adorni Grif, oggi, è l’esempio vivente di quanto l’antico adagio secondo cui «buon sangue non mente», sia più che veritiero. «Poco tempo fa – racconta Adorni - un amico che segue molto da vicino il mondo dei cavalli e del trotto mi ha detto che il figlio d’arte non è niente male, in pista. Ha già collezionato diverse vittorie. Certo, ripercorrere le orme del padre sarà molto difficile. Ma il giovane erede, evidentemente, promette bene». I successi di Adorni Grif, inorgogliscono Adorni Vittorio. «Scherzando con qualcuno, ho rammentato che ai miei tempi, quando un ciclista non riusciva a combinare molto, lo si invitava a darsi all’ippica. Il mio caso, è alquanto strano. Con la bicicletta, infatti, qualcosina ho vinto. Mezzo secolo dopo, anche il cavallo che porta il mio nome sta cominciando a togliersi qualche soddisfazione. Non le sembra curioso? (ride, ndr)». A Vigone, nel maggio del 2016, chissà come l’avrà presa Merckx, quando seppe che il figlio di Varenne si sarebbe chiamato Adorni. Voleva simpaticamente stuzzicare il belga, Adorni. E quell’annuncio, fu come tirare la volata in suo favore. «Eddy, ma in qualche parte del mondo esisterà un asino cui hanno dato il tuo nome?»: sottovoce, Vittorio si rivolse più o meno così a Merckx. «Lui mi fissò con uno sguardo severo» fa notare Adorni. «Poi, si sciolse in un sorriso. L’abbraccio che ne scaturì venne salutato con un lungo applauso dai presenti». E per Adorni Grif, fu davvero un battesimo da favola.

 

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