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IL CASO

Sperimentazioni sui macachi: «Io, cieco da 80 anni, sto dalla parte della ricerca»

26 agosto 2019, 05:03

Sperimentazioni sui macachi: «Io, cieco da 80 anni, sto dalla parte della ricerca»

Georgia Azzali

Ha toni duri. Dolore e rabbia che portano a galla vecchie mortificazioni. Ma diventa difficile non comprendere il suo disappunto: Vittorio Emanuele Argentieri, una lunga vita passata a immaginare i colori. «Ho seguito la storia degli animalisti. È veramente una polemica senza criterio. Sono cieco da 80 anni e ne ho 85 - ha scritto alla «Gazzetta» -. In questi ottant'anni ho sofferto un'infinità di umiliazioni e nessuno si è mai reso conto delle mie necessità. Io non auguro a questi esseri quello che ho sofferto, ma vorrei che riflettessero un attimo».

Parole di fuoco impresse sulla carta contro chi contesta le sperimentazioni sui macachi a suon di minacce e intimidazioni. Eppure Argentieri, per una quindicina d'anni presidente della sezione parmigiana dell'Unione italiana ciechi, quando comincia a chiacchierare al telefono fa fatica a fare il burbero e riesce a raccontare con levità anche i grandi inciampi della sua esistenza: «Sono diventato cieco a 5 anni: allora abitavo a Brindisi e contrassi un'infezione agli occhi, che poi mi portò alla cecità. C'era una nave che proveniva dall'Africa carica di cavalli, e mi dissero che fu la puntura di mosche infette». Il tracoma, una delle infezioni batteriche curabili ma ancora diffuse nelle zone povere del pianeta, può essere trasmessa dagli occhi o dal naso di una persona infetta con contatti sia diretti che indiretti, ma anche da insetti che sono stati a contatto con gli occhi o il naso di chi è infetto.

Eppure Argentieri ha saputo innescare la marcia tante volte per ripartire. Nel 1954 ha lasciato la Puglia e si è trasferito a Parma: centralinista per 20 anni alla Camera di commercio, ma anche tanto impegno sociale, nell'Unione ciechi sia a livello provinciale che regionale. «Dopo cinquant'anni ho avuto la possibilità di sottopormi al trapianto e ho riacquistato la vista. Sono andato avanti per anni. Si figuri - racconta - che ho anche preso la patente. Poi ci sono state delle complicanze, e purtroppo ho riperso la vista».

Ha sempre cercato di superarli i limiti. Si è costruito una famiglia («con tre figli che ci vedono benissimo», dice), ma gli attacchi ai ricercatori delle Università di Parma e Torino che stanno portando avanti le sperimentazioni lo irritano profondamente. «Ma chi protesta sa quali sono i dati in Italia? - sottolinea Argentieri -. Ci sono 100mila ciechi. E se questi studi potessero dare una speranza anche solo a un parte di queste persone, ne varrebbe la pena. Io ho avuto quattro cani guida, a cui ho voluto tanto bene, ma se queste sperimentazioni servono, vanno fatte». Infine, l'appello. Di chi non ha dubbi da che parte stare: «Amici scienziati, coraggio, e andate avanti, augurandovi che i vostri sforzi si realizzino quanto prima».

 

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