Sei in Gweb+

VERSO PARMA 2020

Margaritelli: «Le persone fanno la Capitale della cultura»

27 agosto 2019, 05:05

Margaritelli: «Le persone fanno la Capitale della cultura»

VITTORIO ROTOLO

«Dalla visione delle vie e delle piazze, ma anche dagli sguardi stessi della gente che s’incontra per strada, è possibile intuire e riconoscere quanto Parma potrà essere, davvero, una grande Capitale della cultura». La vede così Andrea Margaritelli, imprenditore di successo (la storica azienda di famiglia annovera fra i suoi brand Listone Giordano, un’eccellenza nella realizzazione di pavimenti in legno di pregio), nonché vice presidente della Fondazione Guglielmo Giordano, che promuove studi e ricerche di carattere storico e tecnologico attorno al legno, abbracciando il mondo dell’arte.

Margaritelli, come si esprime il legame tra una realtà imprenditoriale e la cultura?

«Nel caso di un’impresa come la nostra, che si accinge a tagliare il traguardo dei 150 anni di vita, con una quarta generazione in piena attività e quella successiva ormai in rampa di lancio, è un legame che affonda le proprie radici in una fusione intima. Abbiamo disegnato la nostra traiettoria imprenditoriale partendo da un materiale specifico, il legno, che viene dalla natura e che, al pari della pietra, ha segnato la storia dell’uomo. Il legno è stato però diffusamente impiegato anche in campo artistico. Nel tempo, abbiamo quindi maturato la convinzione che la cultura potesse rappresentare un’importantissima leva competitiva».

Da cosa scaturisce, questa convinzione?

«Dalla capacità della cultura stessa di restituire un significato reale e autentico al concetto di “made in Italy”, ormai piuttosto inflazionato e curiosamente espresso in lingua inglese. A me, molto più semplicemente, piace utilizzare l’espressione “fatto in Italia”, proprio per rimarcare e infine esaltare le caratteristiche di un prodotto che trasferisce, in maniera percettibile, i valori presenti nella nostra nazione».

Business e cultura: un binomio che potrebbe essere determinante per lo sviluppo del nostro Paese?

«Lo è certamente. E, per fortuna, in Italia abbiamo tanti esempi che rivelano come il rapporto tra settori produttivi e panorama culturale sia fertile e vincente. Il buon esito di questo incontro dipende naturalmente dalle persone e dall’ambiente circostante, ma i preconcetti possono essere agevolmente superati. Per la cultura, al di là dell’apporto economico che le stesse possono garantire, le aziende devono essere portatrici di esperienza, di una visione manageriale. Viceversa, per l’impresa, la cultura è un elemento che consente di far emergere i valori identitari di un popolo, riconoscendo alla produzione la capacità di attingere a quell’immenso patrimonio di genialità, arte e bellezza che il nostro Paese custodisce da secoli».

La Fondazione Guglielmo Giordano è dedicata al più grande studioso di tecnologia del legno del Novecento.

«In Giordano convivevano due anime: l’una, più razionale, orientata alle analisi e alle sperimentazioni; l’altra, che si lasciava invece volentieri trasportare dall’amore per la bellezza. Allo stesso modo, la Fondazione tiene vivi due approcci complementari: da un lato, la cultura del legno come materiale sostenibile e rinnovabile, una grande speranza per il futuro del pianeta; dall’altro, il suo impiego nel design».

E nei riguardi dell’arte, come si pone la Fondazione Giordano?

«Cerchiamo sempre di esplorare quel sottile filo rosso che unisce la tradizione del passato alle manifestazioni contemporanee del presente. Lo abbiamo fatto anche attraverso significative collaborazioni con istituzioni museali di prestigio, come il Guggenheim di New York».

Pensando a Parma, qual è la prima cosa che le viene in mente?

«L’espressione di un condensato straordinario. Un luogo nel quale l’unione incredibile di tutte le componenti riempie di sostanza il tessuto culturale: la storia, un patrimonio architettonico invidiabile, il paesaggio, le eccellenti declinazioni nel campo della musica e delle arti figurative. E poi il cibo. Un sapere antico, che questo territorio sa rendere attuale, proiettandolo verso il futuro. Parma mi colpisce e mi affascina per il suo fermento, anche umano, che si respira a pieni polmoni. Non è un aspetto secondario. Credo infatti che siano sempre le persone, a fare le grandi Capitali della cultura. È stato così per Matera. E sarà altrettanto per Parma».

Un sogno nel cassetto per Parma 2020?

«Più di uno, in realtà. Ci piacerebbe dare visibilità a due storie curiose, che la nostra Fondazione ha scoperto e divulga. La prima parla di Thadea, la figlia segreta avuta in Italia dall’imperatore Carlo V. La seconda ha come protagonista Il Bambin Gesù delle mani, una porzione d’affresco opera del Pinturicchio che faceva parte della decorazione dell’appartamento Borgia in Vaticano. Il dipinto è al centro di una delle vicende più affascinanti dell’arte italiana. Fu il Vasari, nelle “Vite”, a raccontare che papa Alessandro VI avrebbe avuto l’ardire di farsi ritrarre dall’artista inginocchiato di fronte alla Madonna, che aveva però le fattezze della sua amante: Giulia Farnese. È una storia che quindi si lega, in qualche modo, a Parma. All’epoca, sembravano solo pettegolezzi. Invece, era tutto vero».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA