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CASSAZIONE

Massacro di Basilicagoiano, i giudici: «Habassi torturato per un'ora»

27 agosto 2019, 05:08

Massacro di Basilicagoiano, i giudici: «Habassi torturato per un'ora»

GEORGIA AZZALI

Aguzzini che si erano preparati. Mettendo insieme gli strumenti per le sevizie. E anestetizzando la mente con un mix di cocaina e alcol. A Basilicagoiano, in quella notte tra il 9 e il 10 maggio del 2016, Mohamed Habassi fu massacrato senza pietà. Un piano ideato da Luca Del Vasto, l'ex gestore del Buddha bar di Sala Baganza, ma di cui anche Alessio Alberici era perfettamente a conoscenza. Trent'anni al primo e trenta anche al complice: solo il rito abbreviato (con la riduzione di un terzo della pena) ha spazzato via l'ergastolo. Del Vasto «consumò una tortura che si protrasse per circa un'ora - scrivono i giudici della Cassazione nelle motivazioni della sentenza - e, prima di darvi inizio, si pose volontariamente e anzi preordinatamente in una situazione di disibinizione mediante l'ingestione di una mistura di alcol e droga». Ma se Del Vasto fu il regista di quel piano brutale, Alberici, fumettista piuttosto conosciuto in città, «ebbe modo di averne piena conoscenza e quindi di appropriarsene», sottolinea la Corte.

NO ALLE ATTENUANTI

Premeditazione e crudeltà: le aggravanti non sono state scalfite dalle ricostruzioni delle difese. Nonostante una marea di solleciti, Habassi, 33 anni, occupava da tempo l'appartamento di Basilicagoiano, di proprietà della compagna di Del Vasto, senza sborsare un euro, ma non può essere invocato lo stato d'ira «per l'assoluta sproporzione tra il presunto fatto ingiusto - si legge nelle motivazioni - e la reazione ferocemente aggressiva». Il fatto che poi Del Vasto si sia costituito non ha alcun significato per i giudici «in quanto determinata, più che da sincero pentimento, dal fatto che era stato ormai individuato dagli inquirenti come uno dei coautori del fatto».

REGISTA E BRACCIO DESTRO

Erano arrivati armati fino ai denti, poco dopo la mezzanotte, davanti alla casa di Habassi: una mazza di ferro e una di legno, una pinza a pappagallo, un tirapugni, un martello, ma anche guanti per non lasciare tracce e un grembiule da macellaio. Una ferocia inaudita: ad Habassi furono amputati con la pinza un dito del piede e uno della mano destra. I suoi assassini tentarono anche di tranciargli un altro dito della mano sinistra. E - secondo i giudici - «Alberici prese parte alle torture non solo affiancando Del Vasto, ma anche cooperando fattivamente all'aggressione prolungata».

NESSUNA OMBRA DI FOLLIA

Eppure, in primo grado, al fumettista era stata riconosciuta la seminfermità mentale, ma in appello è stato accolto il ricorso del pm Daniela Nunno. E la pena è schizzata da 16 a 30 anni. I giudici di secondo grado avevano infatti tenuto conto delle puntualizzazioni fatte dal perito in udienza, che pure nel suo elaborato aveva concluso per il vizio parziale di mente. Una scelta corretta, quella della Corte d'assise d'appello: «Sarebbe stato illogico - sottolineano i magistrati di Cassazione - se avesse valorizzato esclusivamente le affermazioni rassegnate con la relazione scritta, ignorando le precisazioni e le rettifiche che lo stesso perito ha opportunamente fatto nel contraddittorio tra le parti».

IL RUOLO DEI COMPLICI

Del Vasto, l'ideatore della spedizione. Alberici, il coprotagonista. E altri quattro complici, tutti romeni, «arruolati» per il blitz: 11 anni e 2 mesi per Ionel Togan, 9 anni e mezzo per Ionel Vrabie e 6 anni e 2 mesi per Valentin Cosma. Per Cristinel Barbu, invece, la pena a 6 anni e 2 mesi era già diventata definitiva dopo l'appello, non avendo impugnato la sentenza in Cassazione. Ma i loro ruoli sono decisamente di secondo piano rispetto a quelli di Del Vasto e Alberici. Tuttavia, le difese di Togan, Vrabie e Cosma hanno fatto anche l'ultimo passo in Cassazione, ma le condanne sono state confermate: i ricorsi dei primi due sono stati rigettati, mentre quello di Cosma è stato dichiarato inammissibile.

Responsabilità differenti. In quella notte di mattanza.

 

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