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LUTTO

Addio a Claudio Fragnito, medico affabile ed esperto

29 agosto 2019, 05:06

Addio a Claudio Fragnito, medico affabile ed esperto

PIERLUIGI DALLAPINA

Chi lo ha conosciuto e ha avuto l'opportunità di imparare da lui il delicatissimo mestiere del cardiochirurgo lo descrive come «una guida silenziosa, discreta ed esperta». Di sicuro Claudio Fragnito, negli oltre trent'anni trascorsi in ospedale, non si è mai risparmiato: il suo lato umano, la sua attenzione verso i colleghi e gli infermieri lo rendevano un uomo affabile, sempre sorridente e, come assicura chi ha condiviso con lui un pezzo di carriera, è stato un medico completamente votato al lato umano del proprio lavoro, tralasciando ogni smania di carrierismo.

Fra i camici bianchi, come in altri mestieri particolarmente sfidanti, la voglia di emergere non solo è comune, ma è quasi fisiologica: per chi investe tutto se stesso in lavori che non sono semplici impieghi, ma una missione di vita, è comprensibile pretendere una carriera proporzionata ai propri meriti.

A Fragnito questo risvolto della professione interessava meno: l'avere buoni rapporti con i colleghi e gli infermieri era l'aspetto più importante del suo lavoro. E se è vero che chi semina raccoglie, questo cardiochirurgo di 65 anni, deceduto martedì dopo l'ennesimo ricovero nel «suo» reparto, nei giorni più tristi e difficili della sua vita ha potuto contare sull'affetto dei colleghi e degli infermieri che ha incrociato al Maggiore nel corso della sua carriera trentennale.

Non c'è stato giorno infatti in cui qualcuno, prima di iniziare il turno o una volta smontato dal servizio, non sia andato a trovarlo per fargli capire che non era solo e che quella cortesia dimostrata ogni mattina, quando indossava il camice bianco, non è mai stata dimenticata. Per lui, come assicurano i colleghi che hanno voluto ricordare questo medico instancabile e disponibile, veniva prima di tutto il bene del reparto e delle persone che contribuivano a farlo funzionare al meglio.

Negli ultimi giorni di vita, rispondendo alla moglie che gli chiedeva il senso di tutti i sacrifici e delle rinunce fatte pur di garantire le sue energie all'ospedale, Fragnito rispose, «per le persone che vedi qua», indicando gli amici e i colleghi che durante la malattia continuavano a rendere la sua stanza un posto meno triste e solitario.

Il legame tra Fragnito e l'ospedale Maggiore iniziò nei primi anni Ottanta, quando da studente frequentò la Cardiochirurgia fondata dal professor Fesani, mantenendo il contatto con il reparto anche durante gli anni in cui era a Genova, per conseguire la specializzazione, alla scuola diretta dal professor Venere. Tra l'84 e l'85 venne assunto in pianta organica nella Cardiochirurgia di Parma, un reparto che fu la sua seconda casa, dato che vi restò fino al pensionamento, avvenuto una decina di mesi fa.

«Era appassionato di calcio. Tifava il Milan e giocava anche a calcetto insieme ai colleghi e agli infermieri. Questo dimostra non solo il suo carattere vitale ed energico, ma anche il suo forte attaccamento al personale. Scherzava sempre con tutti ed era affabile», garantiscono i colleghi che, forse per seguire il modo gioviale ma discreto del loro «maestro», decidono di parlare appunto come gruppo, senza voler affidare ad uno, invece che all'altro, l'onore e l'onere di comparire sul giornale.

A proposito di insegnamenti, Fragnito è stato una guida e un maestro in senso letterale per la generazione dei cardiochirurghi che ha iniziato a sperimentare la responsabilità della professione medica a partire dai primissimi anni Duemila. «Per anni è stato al fianco di Tiziano Gherli, il direttore della Cardiochirurgia, oltre ad essere stato una guida per tanti futuri chirurghi», assicura chi ha lavorato con lui.

Claudio Fragnito lascia la moglie Marina, i figli Marta e Armando e i fratelli Corrado e Fulvio. Il funerale verrà celebrato oggi: alle 9.30 è fissata la partenza del corteo dalle sale del commiato di Ade per la chiesa di Carignano.

 

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