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CICLISMO

Croci, il veterano campione del mondo

29 agosto 2019, 05:02

Croci, il veterano campione del mondo

Paolo Borelli

Campione del mondo, sì, ma vintage: era la ciliegina che mancava sulla torta di Silvano Croci, veterano dei cicloamatori parmigiani da 50 anni sui pedali e con un palmarés quasi completo, a cui mancava una maglia iridata. Missione compiuta, pochi giorni fa in Austria al Radweltpokal di St. Johann in Tirol.

Eclettico e vincente, con una passione nata fin da ragazzino quando in tv vedeva Renato Longo, l'allora ciclocrossista della Salvarani, aggiudicarsi più di un campionato mondiale.

Adesso abita a Pilastro di Langhirano, ma quando «mio padre Dino faceva il contadino ad Alberi di Vigatto ricordo che con una bici qualsiasi trovata nella rimessa di casa andavo nei campi dove lui lavorava: più di una volta, per saltare i fossi come faceva il mio beniamino, sono finito per terra e quando tornavo a casa tutto infangato mi sono buscato più di uno scapaccione».

Ma dopo i giorni della «pista» di ciclocross lungo il torrente Parma per Croci sono arrivate le prime soddisfazioni nelle categorie giovanili fino all’approdo nei dilettanti all’epoca gloriosa della Lynx, dove correva insieme a Claudio Torelli, futuro professionista.

Non solo corridore, ma provetto meccanico e costruttore di bici, Silvano a bordo di una «Croci» d’epoca dal telaio di geometria «stellare», come andava nei primi anni Ottanta, e vestito della leggendaria divisa Salvarani, in onore delle sue origini parmigiane, ha portato a termine il suo capolavoro.

«Mi sono inserito in una fuga a tre - spiega - con un olandese e un tedesco che mi hanno messo a dura prova sullo strappo più impegnativo del tracciato dove ho stretto i denti e scollinato con loro».

Da lì, lungo i 40 chilometri del tracciato (la metà di quello coperto dalle gare con bici moderne) è stata quasi una passeggiata per un velocista di rango come l’atleta ducale.

Atto finale, la volata a tre. Lunghe fasi di studio preparatorie e stoccata ai duecento metri con l’olandese che ha vanamente tentato di contenere il prepotente sprint di Croci. «Una soddisfazione enorme, che non mi aspettavo di cogliere anche se è da tempo che mi stavo preparando».

Ma le sorprese non sono finite qui: l’amico parmigiano e compagno di squadra, Andrea Stacchi, anche lui per l’occasione in maglia Salvarani, fuggito dal gruppo, è arrivato quarto ma la medaglia di legno si è trasformata in quella di bronzo perché la giuria ha estromesso il corridore olandese per scorrettezze.

Cerimonia in grande stile con un podio da professionisti, inno di Mameli, tricolore sul pennone più alto e su quello appena un po’ più in basso.

«Mi piace ancora correre e magari vincere - sottolinea Croci - ma resto una persona alla buona a cui piace soprattutto scherzare con gli amici».

E adesso con la maglia iridata indosso, appena possibile visti i suoi compiti di nonno di due splendidi nipoti, Emma e Leo, si presenterà in via Pastrengo, ritrovo del «gruppo delle poste», il plotone di amatori che tutte le settimane, per allenarsi, si dà battaglia sulle strade del nostro appennino.

«Un vero peccato - dice ridendo ai compagni di pedalata - che abbia dimenticato le foto, perché avrei potuto firmare autografi a non finire».

 

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