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OMICIDIO

Fang folle, ma studiò il piano per trovare Filomena sola in casa

29 agosto 2019, 05:08

Fang folle, ma studiò il piano per trovare Filomena sola in casa

GEORGIA AZZALI

Folle. Con quell'ossessione che da settimane gli aveva imprigionato la mente: un gruppo di neri, ingaggiati dai suoi vicini di casa, l'avrebbe presto ammazzato. Guilin Fang era convinto che Filomena Cataldi e il suo compagno, Alessandro Pedrazzi, avessero ordito il progetto. Tanto da trasformare Filomena nella vittima sacrificale di quel delirio. Picchiata e massacrata a colpi di mortaio il 22 agosto di un anno fa nel soggiorno di casa, a San Polo di Torrile. Ma Guilin Fang, cinese, assolto perché dichiarato completamente incapace di intendere e volere, è anche l'uomo che studia il piano d'azione: il giorno prima dell'omicidio va a casa dei vicini per la prima volta, e tra una chiacchiera e l'altra chiede al compagno di Filomena quali sono i suoi orari di lavoro. Alessandro non può immaginare. Ma quelle informazioni - scrive il gip Mattia Fiorentini nelle motivazioni della sentenza - «si riveleranno fatali». Guilin ora sa quando Filomena è sola in casa. E alle 17,20 si presenta davanti alla porta di casa della donna.

È Fang che chiamerà i carabinieri subito dopo l'omicidio. Ed è lui stesso a scrivere il racconto dell'orrore di quel pomeriggio chiedendo carta e penna ai pubblici ministeri qualche ore dopo. Filomena era impaurita, mentre lui le chiedeva spiegazioni sul «perché continuava a dire che voleva mandare delle persone di colore» per ammazzarlo. Sono gli istanti in cui la donna comincia a capire di essere in pericolo e cerca di prendere tempo dicendogli: «Mio marito non è ancora a casa». Solo poche parole prima che cominci il martirio: Fang le cinge il collo, la getta a terra, le sbatte la testa con violenza sul pavimento e poi la colpisce con il mortaio da cucina che trova lì in casa.

Un paranoico alla deriva. Ma è altrettanto vero che l'omicidio è stato premeditato. «È infatti emerso inequivocabilmente come il Fang, nel suo delirio di persecuzione - sottolinea il gip - avesse maturato il proposito omicidiario da giorni, nel corso dei quali aveva messo in atto comportamenti altamente indicativi dei suoi timori». E certamente, secondo il giudice, le mosse del giorno prima hanno due scopi precisi: «studiare i luoghi in cui l'indomani avrebbe agito e comprendere se la Cataldi gli avesse permesso di entrare all'interno dell'abitazione; assicurarsi che il compagno convivente della donna non si fosse trovato in casa».

In quell'appartamento dove non era mai stato, perché non c'era certamente un rapporto confidenziale tra Fang, che abitava al piano di sopra con la moglie e due bambini piccoli, e i vicini. Con il compagno di Filomena erano stati colleghi di lavoro fino al marzo del 2018, operai nella stessa ditta, ma poi Pedrazzi, a causa di una forte crisi aziendale, era stato licenziato e aveva trovato posto in in un'altra società. E nel suo delirio Fang si era convinto che Pedrazzi lo incolpasse del suo licenziamento. «Negli ultimi quindici giorni non ha praticamente chiuso occhio - ha riferito la moglie agli inquirenti -. Nell'ultimo periodo ha continuato a dire frasi del tipo: "È inutile che mangiamo tanto stiamo per morire"».

Un delitto programmato, aggravato dalla crudeltà e dalla minorata difesa. Ma senza condanna, perché l'assoluta incapacità di intendere e volere ha portato all'assoluzione. Fang, 37 anni tra pochi giorni, dovrà però rimanere rinchiuso in una Rems finché sarà ritenuto pericoloso, e comunque per almeno 10 anni Nessun risarcimento, quindi, per i familiari di Filomena, assistiti dall'avvocato Silvia Dodi. Solo poche migliaia di euro potranno venire dall'indennizzo per le vittime di reati violenti e dal Fondo istituito dalla Regione. Ma il dolore e la rabbia della famiglia affondano le radici in un altro abisso. In quella morte inaccettabile.

 

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