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PARMENSE

«I cinghiali danneggiano le colture»: protesta a Traversetolo

30 agosto 2019, 05:01

«I cinghiali danneggiano le colture»: protesta a Traversetolo

BIANCA MARIA SARTI

TRAVERSETOLO «Troppi danni da cinghiali, i piani di controllo dei cacciatori non sono efficaci». La denuncia viene da un agricoltore di Vignale, Giacomino Cavatorta. «Ogni anno subisco danni – racconta –. È così da almeno sei anni e so che in collina hanno situazioni ancora peggiori. I cinghiali danneggiano non solo i campi di mais o frumento, ma anche quelli seminati e i prati stabili. In diversi abbiamo fatto presente il problema all’Ambito Territoriale di Caccia Parma 4 (Atc Pr4), che ci invita a difenderci con stracci imbevuti di creolina ai margini dei campi. L’odore infastidisce i cinghiali e li allontana per un po’, ma poi tornano: riteniamo che l’abbattimento non sia efficace».

Per gli agricoltori che subiscono questo tipo di danni sono previsti degli indennizzi, ma per Cavatorta non bastano. «Io non ho mai richiesto gli indennizzi – dice Cavatorta - perché la procedura è complessa, i rimborsi sono tardivi e ci sono dei costi di iscrizione alle associazioni. Preferirei non avere il problema».

Eppure sono in tanti a chiedere indennizzi, tanto che l’Atc gestisce in media 15mila euro di rimborsi all’anno (con picchi di richieste fino a 25 mila euro annuali) per gli agricoltori – soprattutto in collina - di Langhirano, Lesignano, Traversetolo, Neviano, Montechiarugolo e Parma sud est, rimborsando danni ma anche opere di prevenzione e ripristino. «In tanti rinunciano per l’eccessiva burocrazia – spiegano dall’Atc Pr4 – ma anche perché ritengono che i costi derivanti dai danni da cinghiali siano superiori agli indennizzi e che questi problemi compromettano anche la filiera del Parmigiano, laddove nei comuni che fanno biologico la terra sollevata dai cinghiali inquina il nutrimento delle mucche».

Il presidente dell’Atc Alberto Pazzoni e i suoi collaboratori hanno ben presente il tema e i malumori degli agricoltori. «Il grido di insoddisfazione dei coltivatori è comprensibile – commenta Pazzoni – perché ogni anno riceviamo una cinquantina di domande di indennizzo, più concentrate in collina. Gestiamo con tempestività e attenzione le richieste che, anche grazie al lavoro degli intermediari, vengono concordate bonariamente per il 90% dei casi».

I contadini, però, chiedono più piani di abbattimento dei cinghiali e alludono al conflitto di interesse dei cacciatori, che non vogliono abbattere tutti i capi prima della stagione di caccia. «La Pr4 è una di quelle che ha programmato più piani di contenimento di più di tutto il parmense – risponde Pazzoni –. Nel 2018 sono state più di 30 le uscite. Certo i risultati non sono sempre in linea con le aspettative e la presenza di zone protette complica le cose, ma noi siamo per tutelare il mondo agricolo. Stiamo impostando politiche nuove che possano meglio garantire gli agricoltori. Non siamo contenti dei piani di controllo e non è il caso di attuare politiche conservative nel nostro territorio, anche perché lo impone il Piano Faunistico Venatorio».

 

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