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LA STORIA

Scurano: «Angiulo», le mani in pasta a 91 anni

01 settembre 2019, 05:03

Scurano: «Angiulo», le mani in pasta a 91 anni

ANDREA DEL BUE

SCURANO La storia di Angiolino Zanettini è semplice, come la ricetta del pane. Per far bene il pane e bella una vita, però, ci vuole impegno. Ha le mani grandi quest’uomo forte e buono di 91 anni, che tutte le notti è ancora immancabilmente al forno di Scurano. La sua vita, il suo lavoro: nessuna intenzione di stare a casa a tirar sera. Anzi, attende impaziente la notte, per rimettere le mani in pasta, come sempre. Acqua, farina e sale: poi ci sono i segreti, come nella vita. «Siamo partiti da niente», racconta il fornaio che tutti chiamano «Angiulo». Di fianco a lui, da sempre, c’è la moglie Iside. Sono nati tutti e due a Magrignano, un pugno di case di sasso che si arrampica alle falde del Monte Fuso. Lei più giovane di sette anni, occhi celesti: tanto basta per far sussurrare a lui un innamorato «Sai che mi piacerebbe?». Il resto sono tre figli, sei nipoti e otto pronipoti.

«Da ragazzo lavoravo i campi come garzone e portavo il latte col cavallo dal cascinaio: gran fatica, pochi soldi - racconta -. Dovevo darmi da fare, perché mio papà era stato preso in un rastrellamento dai tedeschi, nel ‘44: fucilato a Sarignana». Gli occhi si fanno lucidi, ma la voglia di raccontare è tanta. Nel ‘56 il matrimonio con Iside; nel ‘59 il primo forno, a Sella di Lodrignano. «Non avevamo niente - raccontano -: tavolo, sedie e stufa presi a debito, andavamo a prendere l’acqua nel pozzo, in paese, e il gabinetto era fuori». Bisognava lavorare duro. «Allora si portava il frumento dal mugnaio, poi con la farina si faceva il pane, ma veniva pagata solo la cottura: dieci lire al chilo - racconta Angiolino -. Avevo una forza micidiale. Poi c’era la voglia di fare sacrifici e rinunce».

Dopo Sella, arriva il forno di Vetto: una decina d’anni lì, prima di prendere un camion per portare tutte le mattine frutta e verdura lungo la Val d’Enza reggiana. Nel ‘78 la svolta, con il forno nel cuore di quella perla dell’Appennino che è Scurano. Dove c’era il cinema, ora si sforna pane per tutta la vallata e oltre. Di fianco a quella che era la balera, chiamata «Nocciola», per un albero che è ancora lì in piena salute. Di notte si impastava e si infornava, oltre la finestra i giovani ballavano, si divertivano, nascevano amori. E dalla finestra del forno Angiolino e Iside non facevano mancare un sorriso, tortelli e torte.

Poi finisce l’epoca della balera, mentre il pane di Scurano diventa un mito: i coniugi Zanettini sfornano chili di pane, mentre i figli, Renata, Renza e Massimo, dormono nella vecchia sala di registrazione. La vera emorragia dello spopolamento della montagna doveva ancora arrivare, e tra Scurano e frazioni si faceva fatica ad accontentare tutti. «Abbiamo sempre portato il pane alla gente e continuiamo a farlo», racconta con orgoglio il fornaio. Quando arriva il furgoncino, si riconosce dal profumo che emana. C’è il giro dei negozi, ma anche quello delle case. E se non c’è nessuno, si lascia davanti alla porta o sotto una pianta, come un tempo. Per Zanettini, nessuna intenzione di riposarsi: «Se sto a casa, ammattisco - assicura -. Poi c’è il fatto che io, della morte, ho molta paura e se sto lì a far niente penso solo a quella». Poi guarda sua moglie, e sorride: «Lei dice che lassù non mi vogliono, perché sono cattivo».

Tutti sanno che non è vero, ma è la frase di quando litigano; il segreto è sempre quello: «Far la pace prima di andare a dormire - spiegano -, perché se si sfascia la famiglia, si perde tutto». Nella loro casa, giardino e orto curatissimi. Qui la regina è lei, ma lui non molla. «Mi tengo impegnato. Se c’è per esempio da sistemare la legna, devo farlo subito, altrimenti ci penso tutto il tempo». E’ la cultura del lavoro, del sacrifico, quella che ti porta a non fare nemmeno un giorno di ferie in tutta la vita. «Bisognava lavorare sodo, non c’era tempo di andare in vacanza - spiega -. E poi questo è il mio mondo: Scurano, il forno, la famiglia e, ancora a quasi 92 anni, un paio di bicchieri al giorno del nostro vino». In un mondo liquido, veloce, nevrotico, conforta la serenità di un uomo che sa ancora vivere in questo tempo con schemi del passato. E con immutata umanità: «Ho portato una vita il pane in casa delle persone. Sa cosa le dico? Io, alla gente voglio bene».

 

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