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Venezia

«Strategia del ragno» restaurata alla mostra del cinema

02 settembre 2019, 05:01

«Strategia del ragno» restaurata alla mostra del cinema

Ritorno al Lido per «Strategia del ragno», dopo la partecipazione all’edizione del 1970: 4° lungometraggio diretto da Bernardo Bertolucci, il film che il regista parmigiano aveva ambientato a Sabbioneta, è stato restaurato da Fondazione Cineteca di Bologna e Massimo Sordella, in collaborazione con Compass Film e Rai Cinema nel laboratorio L’Immagine Ritrovata.

La proiezione del restauro di «Strategia del ragno», nella sezione Venezia Classici, si è svolta ieri alla presenza della moglie dell’autore, Clare Peploe, di Maria Paola Maino, scenografa e costumista del film, del direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli e di Massimo Sordella.

E sempre da ieri è online con uno speciale su «Strategia del ragno» il sito bernardobertolucci.org, progetto in divenire, realizzato parallelamente a quello dell’archivio dedicato ad Attilio, Bernardo e Giuseppe Bertolucci, avviato da Clare Peploe e dagli amici di Bernardo, in collaborazione con la Cineteca di Bologna, Solares Fondazione delle Arti, Comune di Parma e Fondazione Monteparma. La redazione di bernardobertolucci.org è a cura di Fabien S. Gerard, Tiziana Lo Porto, Giovanni Mastrangelo, Clare Peploe e Cineteca di Bologna.

Tratto dal racconto «Tema del traditore e dell’eroe» di Jorge Luis Borges, «Strategia del ragno» è una favola labirintica sull’ambiguità, leggibile a livello politico e psicoanalitico in cui Bertolucci traccia la figura romantica di Athos (Giulio Brogi), intellettuale diviso tra borghesia e marxismo, intrappolato nella ricerca della verità sulla morte del padre. Dramma epico ed edipico, in bilico tra realtà e irrealtà, che sfocia in una dimensione onirica, accentuata dalla fotografia di Storaro.

«“Strategia del ragno” - raccontava Bernardo Bertolucci – nasce sul bisogno di affrontare l’ambiguità della storia, sulla demistificazione delle figure eroiche dei padri, sulla scoperta che le notti padane sono fatte di luce azzurra come le notti di Magritte, sui microfoni eroici della presa diretta assediati dalle enormi zanzare del Po. Il film è stato girato in una condizione di “trance” simile al sogno, è il sogno di un film, il cinema verità della memoria». r.s.

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