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ALTA VALTARO

Come era bella e viva Bedonia negli anni '50

04 settembre 2019, 05:04

Come era bella e viva Bedonia negli anni '50

MONICA ROSSI

 

BEDONIA Facciamo un gioco. Immaginate un juke box che anziché elencare le hit, riporti le annate cui è associato un brano. Inseriamo una monetina e premiamo il 1959? Balleremmo «Il tuo bacio è come un rock» (Celentano). 1962? La carica di «Speedy Gonzales» (Pat Boone). 1979? Gli impossibili acuti di «Tragedy» (Bee Gees). 1981? Gli anni del dopo ska scanditi dall’Arlecchino elettronico di «Rock’n’roll robot» (Camerini). 1985? «L’estate sta finendo» (Righeira). Potremmo andare avanti all’infinito, ma ci fermiamo qui. Detto ciò, però, vi chiediamo: ma vi siete mai soffermati sul «Come eravamo negli anni fa»? Se al brano di Minghi aggiungessimo un punto interrogativo, un arco temporale e una coordinata geografica, inizierebbe un gioco all’insegna dell’amarcord: «come eravamo negli anni 50, 60, 70 e 80 a Bedonia»?

Dove si ballava, chi si esibiva, come si trascorrevano le sere d’estate? Dalle foto di «ieri», pescate fra gli archivi di Luigi Battoglia, Bruno Cavalli e gli album delle famiglie bedoniesi, sorridono spensierati volti che oggi forse non ci sono più, ma che ci riportano ai tempi di Celentano e dei Beatles, di Mina e Rita Pavone, di Ron, Ferradini e del primo Vasco Rossi. E ancora, delle espadrillas, del k-way che costava poco e delle 50 o 100 lire (!) per il juke box. Erano tempi in cui nessuno pretendeva che le serate si accorciassero in nome di quello che oggi è un silenzio incomprensibile, perché l’estate era corta e conveniva assaporarla intera come un frutto maturo. Cartoline di un passato che a Bedonia prendevano il «la» tra le mura di locali ormai chiusi o divenuti tutt’altro. Alzi la mano chi non ricorda lo storico Bar Mellini (oggi ristorante), salotto buono dove si è ballato tanto e che dal 1978 al 1983 ha potuto vantare finanche il piccolo seppur gettonatissimo night club «La Piramide»... E che dire del Bar Biasotti (indirizzo must per i cannoncini alla crema più buoni), dell’albergo «Pansamora» (oggi in totale abbandono) o del più ruspante «Las Vegas» (chiuso da anni e cruccio dei bedoniesi che vorrebbero vedere riqualificata la zona, peraltro centrale)? Si andava (e ancora si va) alle Casette in Canadà (sì, con l’accento sulla «a») o al Groppo a fare il bagno e i tuffi dallo sperone più alto. Ci si ritrovava davanti alla «buca» del Mellini o sui gradini della Banca Popolare, tra Ciao, Garelli e Vespa PX. E se pioveva? Ci si rintanava tra le mura del Las Vegas ad ascoltare le hit del momento. E poi, erano tempi in cui girava il carretto dei gelati; c’erano «I Dinosauri» di Arturo Curà; c’era il Ferragosto con la F maiuscola, di cui si ricordano ancora gli storici concerti di Celentano (il cui cachet fu pagato da un gruppo di giovani bedoniesi), Don Bachi, Loredana Bertè, Ornella Vannoni, Orietta Berti, Ron, Eugenio Finardi e del trio Castelnuovo, Kuzminac e Ferradini. C’era la festa della torta. C’era la Scuola Sport Barilla. E c’era e c’è ancora la «Sagra della trota», la più antica della provincia di Parma: ha appena spento la sua 65esima candelina e continua a richiamare chi cerca un piatto (trota fritta e polenta) che celebra l’Appennino d’estate. Quell’Appennino che sul finire degli anni 70 potè finanche ospitare le dirette di Radio Montecarlo con il Dj Awanagana. E scusate se è poco...

 

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