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Siccomonte

Omicidio Bianchi, il figlio non imputabile

11 settembre 2019, 05:03

Omicidio Bianchi, il figlio non imputabile

Roberto Longoni

Il padre non morì subito. La setticemia scatenata dai tre colpi di mazzetta di muratore sferrati al ginocchio da suo figlio lo uccise dopo venti ore di agonia. Era il 25 marzo scorso: Per la morte del 72enne Adamo Bianchi, il figlio Alessandro, 35 anni, finì ai domiciliari in ospedale. Omicidio preterintenzionale l'ipotesi di reato. E di intenzionale pare che non ci fosse proprio nulla, in quell'aggressione, per quanto violenta: semplicemente perché non poteva esserci. Alessandro Bianchi è stato definito totalmente incapace di intendere e di volere e quindi non imputabile. A stabilirlo, la perizia disposta dal Gip Mattia Fiorentini ed eseguita dalla psichiatra Maristella Miglioli.

Lo studio è stato esaminato dalle parti ieri mattina in tribunale, dopo essere stato depositato a metà agosto. E le sue conclusioni avevano già portato lo stesso pm Fabrizio Pensa a chiedere a carico del 35enne, la libertà vigilata in luogo degli arresti domiciliari all'Unità operativa di salute mentale (dove era stato ricoverato dopo essere finito in Psichiatria al Maggiore, in un primo tempo). E la richiesta fu accolta dal giudice Fiorentini. Da allora Alessandro Bianchi può uscire dalla struttura sanitaria, ma solo se accompagnato da un operatore o da un familiare. In futuro, si vedrà: tutto dipende da come il paziente alle cure mediche alle quali è sottoposto.

Più che una perizia, quella depositata da Maristella Miglioli è un corposo diario clinico che ripercorre 13 anni di malattia mentale dell'indagato. Da lungo tempo infatti l'uomo era seguito dai servizi psichiatrici. In sostanza, il litigio per motivi (veri o presunti che fossero) legati a una questione d'eredità nella famiglia di Siccomonte, non avrebbe fatto che da detonatore a una rabbia legata a un disagio e a un senso d'angoscia covato da chissà quanto da Alessandro Bianchi. Lo screzio con il padre (uno dei tanti: pare che in quella casa in collina le tensioni fossero piuttosto frequenti) era scoppiato la mattina del 24 marzo. Forse fu proprio per evitare che tutto degenerasse che il 72enne agricoltore, sofferente da tempo di problemi cardiovascolari (aveva un pacemaker ed era afflitto da un'ischemia cronica) uscì di casa e prese la via dei campi. Era al volante di un trattore, quando il figlio lo raggiunse all'imbrunire e lo colpì al ginocchio. Adamo Bianchi fu soccorso e trasportato a Vaio, ma le sue condizioni peggiorarono fino alla morte.

 

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