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Processo

«De Lorenzis? Rischiai di ferirmi per sfuggire alle sue molestie»

12 settembre 2019, 05:08

«De Lorenzis? Rischiai di ferirmi per sfuggire alle sue molestie»

Roberto Longoni

Non solo le parole, ma anche le lacrime, i tremori delle mani di chi si copre il volto. E i silenzi. Anche quelli hanno parlato, nell'ennesima udienza a carico di Gianfranco De Lorenzis, il chirurgo bariatrico accusato di violenza sessuale da 25 donne. L'ultima testimone a deporre davanti al collegio presieduto da Gennaro Mastroberardino, una 40enne modenese, chiede di girare la sedia: non vuole vedere in faccia chi siede al banco degli imputati. Il pianto quasi le impedisce di leggere la formula d'impegno a dire la verità. Poi, alle domande del pm Daniela Nunno, comincia la risalita nella memoria. Faticosa non solo perché le si chiede di tornare al 2006, ma anche perché «per anni - sottolinea lei - ho cercato di rimuovere tutto». La testimonianza ne rievoca altre. Dopo una prima visita, professionale (con una sola «perplessità» da parte della paziente, legata alla domanda sulla sua vita sessuale), stando alle accusatrici De Lorenzis mostrava un secondo volto. «Dopo il bendaggio gastrico, ho subito una visita ginecologica» dice la donna. È con tutto il tatto possibile che il giudice le chiede di essere più precisa. «Mi palpeggiava, mi baciava con la lingua, metteva le mani nelle mie parti intime» racconta lei, aggiungendo di aver sempre cercato di scansarsi, per sfuggire alle attenzioni. Nonostante questo, una delle visite si sarebbe conclusa con la proposta «di prendere un albergo a Modena, perché ci si potesse incontrare con più calma». La donna dice di non aver raccontato nulla al partner in sala d'attesa. «Solo anni dopo gliene parlai. Ero incinta, stavo male. Gli dovetti spiegare perché non volevo più farmi visitare da quel medico». Ma alla fine ci andò. «E lui si limitò a dirmi, in sala d'attesa: “Allora sei ancora viva!” Ma poi fu professionale».

Ma a quante visite si sottopose la signora? A chiederlo è Gianluca Paglia. Lei ne ricorda tre. Il difensore di De Lorenzis le contesta che furono nove (anche ad altre testimoni l'avvocato sottolinea la discrepanza numerica). Potrebbe essere la diretta conseguenza di una memoria che si è voluto a tutti i costi soffocare. A ribadirlo è Edoardo Della Valle, al quale si rivolsero alcune delle presunte vittime di De Lorenzis: e tra loro la stessa modenese, che proprio da lui si fece togliere il bendaggio bariatrico. «Le pazienti - racconta il chirurgo - erano molto vaghe nei loro racconti, sofferenti dal punto di vista psicologico». Stesse impressioni riportate in aula da Maria Rita Zennaro, medico di base di alcune delle pazienti che accusano il chirurgo bariatrico. «Sono turbate, portano su di sé le conseguenze di quei traumi». E non sempre in senso metaforico. «Sono stata operata nel 2012 - racconta una quarantenne parmigiana - e ancora non ho tolto il bendaggio. Alla visita dopo l'intervento, De Lorenzis doveva stringermi il bendaggio con l'ago: ero stesa sul lettino, e all'improvviso lui mi mise una mano sotto gli slip e cercò di baciarmi. Nel divincolarmi rischiai di ferirmi con l'ago. Troppo scossa, mi rivestii e me ne andai senza dire nulla. Non mi rivolsi più a lui». Solo due anni dopo, la donna si fece visitare da un altro medico. «Ma subito mi scattano associazioni che mi fanno male. Così, il bendaggio non sono ancora riuscita a toglierlo».

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