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Doppiette

Riapre la stagione della caccia

14 settembre 2019, 05:03

Riapre la stagione della caccia

Maria Beatrice Medi

Tornano le doppiette: apre domani la stagione della caccia. In realtà già dall'1 settembre si può sparare agli uccelli migratori, ma è da domani che sarà possibile cacciare tutta la fauna selvatica ad eccezione del cinghiale. All'ungulato selvatico si potrà sparare per tre mesi a partire da inizio ottobre. «Il territorio della provincia di Parma attira cacciatori anche da fuori regione - spiega Oscar Frattini, vicepresidente di Federcaccia Parma - perché è particolarmente adatto alla diffusione della fauna selvatica». La provincia è divisa in nove Atc, Ambiti territoriali di caccia, nei quali la cacciagione è fortemente diversificata, consentendo diverse attività venatorie. Nonostante questa eccellenza, i cacciatori sono sempre meno: «La popolazione che ancora caccia è quella che ha iniziato negli anni '60 e '70, quando la caccia era ancora diffusa. I giovani, oggi, hanno altri interessi, non c’è quasi ricambio generazionale» sottolinea Frattini. I numeri parlano chiaro: dai circa 6.500 cacciatori registrati a Parma nel 1998, si è scesi ai 3.600 del 2018 (-45% in dieci anni).

Frattini, tuttavia, vede anche un lato positivo: «I giovani sono pochi, ma sono molto più preparati per quanto riguarda le problematiche ambientali; hanno un’ottica diversa rispetto alle generazioni precedenti e maggiore sensibilità: c’è stato un calo nei numeri, ma anche un miglioramento culturale».

La diminuzione dei cacciatori può rappresentare un problema per la gestione del territorio: con il progressivo spopolamento delle zone montane e il conseguente avanzamento del bosco, è in aumento la popolazione di fauna selvatica, che spesso è causa di danni per l’agricoltura. Le istituzioni sono, quindi, costrette a varare misure di intervento al di fuori della stagione di caccia per il controllo della fauna e per la tutela delle aziende agricole.

A questo si somma un nuovo problema, emerso solo di recente: la presenza del lupo. «L’impatto ambientale del lupo è grandissimo - sostiene Frattini - la sua presenza sul territorio è testimonianza della sua espansione, e nei prossimi anni potrebbe diventare un serio problema per gli allevatori». La soluzione va ricercata, secondo Frattini, in una riforma istituzionale: «Con il trasferimento della regolamentazione della caccia dalla Provincia alla Regione, i piani faunistici che regolano la caccia nelle diverse provincie si sono omogeneizzati in un piano unico; questo fa sì che non si tenga più conto delle necessità locali».

«Il problema - dice Frattini - va risolto alla radice. La legge nazionale che regola la caccia è del 1992: l’ambiente, però, è cambiato in questi anni, e c’è bisogno di un adeguamento, per un miglior controllo del territorio. L’attività di Federcaccia è incentrata sul mantenimento dell’equilibrio del territorio. La caccia - conclude Frattini - è spesso oggetto di proteste. Vorrei invitare i cacciatori che prenderanno parte all’apertura della stagione a non farsi trascinare da eventuali provocazioni».

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