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L'INCHIESTA

Maxi frode, tutti gli indagati. E quelle telefonate nel mirino

17 settembre 2019, 05:08

Maxi frode, tutti gli indagati. E quelle telefonate nel mirino

GEORGIA AZZALI

 

«Efesto», come il forzuto dio greco che lavorava nella fucina tra le viscere dell'Etna. L'hanno battezzata così l'operazione che ieri ha fatto finire ai domiciliari tre imprenditori parmigiani. Ma Giuliano Fanticini, Francesco Dei e Gabriele Giuffredi avrebbero forgiato ben altro: non armi e corazze, ma un sistema che consentiva ad alcune tra le maggiori aziende italiane di ottenere manodopera a prezzi inferiori, mentre Fanticini e soci avrebbero risparmiato un fiume di soldi (tra Iva e imposte evase) grazie a un vorticoso sistema di false fatturazioni: oltre 25 milioni tra il 2015 e il 2017.

Fanticini, 54 anni, originario di Reggio Emilia, e Dei, 45, nato a Foggia, sono stati svegliati all'alba dai finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria, mentre Giuffredi, 47 - una casa a Traversetolo - è stato bloccato dai carabinieri mentre era in vacanza a Favignana. Trentasei indagati, oltre ai tre arrestati, 51 i capi d'imputazione contestati e oltre 10 milioni - tra contanti e beni immobili - sequestrati: questi i numeri dell'inchiesta, coordinata dal pm Paola Dal Monte, che ha scavato negli affari del gruppo. Le accuse? Associazione a delinquere (che il gip Mattia Fiorentini riconosce certamente per i tre arrestati) finalizzata a una serie di reati fiscali: emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta, omessa dichiarazione, occultamento e distruzione di scritture contabili.

PRESTANOME CERCANSI

Al centro dell'inchiesta il Consorzio Mti, come hanno spiegato il procuratore Alfonso D'Avino, il comandante provinciale della Finanza, Gianluca De Benedictis, e Andrea Magliozzi, a capo del Nucleo di polizia economico finanziaria. Una società specializzata nel settore metalmeccanico e nella fornitura di manodopera - con sede legale dichiarata a Milano ma con l'unità locale a Parma, in via Borsari - su cui si è concentrata l'attenzione della Finanza fin dal 2015. E dalla verifica fiscale, che aveva portato alla luce una miriade di anomalie, si è passati alla fase due: intercettazioni, pedinamenti, perquisizioni, sequestri e testimonianze. Fino a disegnare l'identikit di quel consorzio, con una lunga lista di società consorziate, eppure un'immensa finzione, secondo gli inquirenti. I titolari? Meri prestanome. Teste di legno trovate da Fanticini e Dei, ritenuti gli amministratori di fatto del Consorzio. Erano loro a tenere i rapporti con i clienti - imprese di primissimo livello - e ad ottenere in appalto le lavorazioni impiantistiche, oppure a fornire il personale, tramite le società consorziate, che avevano circa 200 dipendenti regolarmente assunti, tra tecnici e operai. E in questo caso il lavoro veniva fatto direttamente nelle aziende-clienti, alle quali il Consorzio poi emetteva le fatture.

LE «CARTIERE»

Ma la frode prevedeva altri due passaggi decisivi: le società consorziate, anche queste ufficialmente rappresentate da prestanome, ma gestite - secondo la procura - da Fanticini, Dei e Giuffredi, fatturavano il lavoro al Consorzio, che poi era l'unico cliente. E il guadagno? Grazie alle «cartiere», 24 scatole vuote, società che spesso avevano sede in abitazioni, ristoranti e anche night, ma ciò che contava era azzerare il reddito imponibile e l'Iva dovuta grazie a una marea di fatture fittizie.

IL MERCATO «DOPATO»

Un sistema che ha creato «un mercato del lavoro dopato», come ha sottolineato il gip nell'ordinanza di custodia cautelare, perché il Consorzio poteva proporre alle aziende prezzi super concorrenziali e ottenere quindi grandi commesse da parte delle imprese che spesso ricorrevano alla manodopera specializzata esterna.

I SOLDI ALL'ESTERO

E il «giochino» avrebbe fruttato tanto. Tantissimo. Perché a fronte di quasi 26 milioni di false fatture, sono stati riscontrati pagamenti per non più di 10 milioni. Non solo. Gli uomini della grande frode sapevano dove far finire il denaro: «... i bonifici effettuati - scrive il gip nell'ordinanza - transitano soltanto sui conti delle cartiere per essere poi: immediatamente dirottati all'estero (Repubblica Ceca, Slovenia, Cina), prelevati in contanti o in assegni, versati su carte prepagate o sui conti personali di vari soggetti (talvolta perfetti sconosciuti) e da lì prelevati in contanti, o, ancora, girocontati sui conti di altre cartiere».

L'architettura della frode. Che faceva lievitare i guadagni.

 

 

 

GLI INDAGATI

Gli arrestati

Giuliano Fanticini

Francesco Dei

Gabriele Giuffredi

 

A piede libero

Emanuel Leonelli

Santo Abbate

Giuseppina Fornaro

Roberto Cavana

Salvatore Mallia

Salvatore Anastasio

Stefano Ferrari

Roberto Cellario

Roberto Soda

Michele Mari

Daniele Scozzari

Antonio Bresci

Stefano Ghirardi

Vincenzo Ratti

Palmiro Costa

Fabrizio Campanari

Deborah Roussel

Riccardo Bennici

Yi Guo

Antonio Maurone

Carlo Antonio Tanas

Ciro Acampa

Vincenzo Acampa

Pietro Arabia

Mohamed Issa
Abdelsabour Elgamal

Luigia Savignano

Maria Zampino

Salvatore Pecciarelli

Alessandro Vitale

Niko Zigarini

Vasco Girardi

Antonio Trivieri

Maurizio Scarriglia

Giuseppe Trivieri

Amelia D'Orsi

Ioana Marioara Ciani

 

 

 

LE INTERCETTAZIONI

Stesso settore industriale: l'impiantistica. E stesso «vizietto» delle false fatturazioni, almeno secondo gli inquirenti. C'è un filo sottile che lega Giuliano Fanticini e Francesco Dei a Franco Gigliotti, l'imprenditore parmigiano indagato dalla procura di Parma per false fatturazioni ma anche sotto processo a Catanzaro per associazione mafiosa. Il suo nome non compare tra gli indagati di questa inchiesta, ma di lui parlano più volte Fanticini e Dei in una serie di intercettazioni del gennaio 2018.

Sono preoccupati, perché in quel momento Gigliotti è finito dietro le sbarre. Più che solidarietà, una questione d'affari, perché a un certo punto Fanticini ipotizza di reintegrare in Mti (il loro Consorzio) i dipendenti della Gimac (società del gruppo Gigliotti). «... infatti, infatti, ti chiamavo per quello allora - spiega Fanticini a Dei - io ho detto di andar là in Gimac e vedere se si possono lasciare a casa le persone dell'Mti».

Una serie di conversazioni che fanno capire come Fanticini e Dei siano gli amministratori di fatto dell'«intera galassia delle consorziate» del Consorzio Mti, secondo il gip, ma anche i progetti in cantiere. «Giuliano Fanticini - si legge nell'ordinanza - dettava unitamente al Dei le linee programmatiche del consorzio, progettandone il trasferimento della sede operativa o proponendo il rilevamento di altre società e dei loro dipendenti (come la Gimac, riconducibile a Franco Gigliotti)». G.Az.

 

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GEORGIA AZZALI «Efesto», come il forzuto dio greco che lavorava nella fucina tra le viscere dell'Etna. L'hanno battezzata così l'operazione che ieri ha fatto finire ai domiciliari tre imprenditori parmigiani. Ma Giuliano Fanticini,...

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