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Tre parmigiani hanno concluso la Parigi-Brest-Parigi

17 settembre 2019, 05:02

Tre parmigiani hanno concluso la Parigi-Brest-Parigi

Paolo Borelli

Giuseppe Ercolini e Michele Ferri della Filippelli-Vecchia Parma, Mario Folli del Cral Barilla sono i tre parmigiani che nei giorni scorsi, con la maglia della Nazionale, si sono cimentati con successo nella Parigi-Brest-Parigi, la leggendaria randonnée di 1200 chilometri da percorrere «tutti d'un fiato», che ogni quattro anni raduna oltre 7000 pedalatori dal mondo intero. «Non è più la corsa del 1901 che ha visto addirittura il successo del celebre Maurice Garin (primo vincitore del Tour de France, ndr) - spiega Ferri - rimasta competitiva fino al ‘51, e nemmeno una competizione amatoriale, anche se qualcuno la interpreta ancora così, ma piuttosto un viaggio a due ruote entro un tempo limite».

Un viaggio ai confini della Bretagna e ritorno nella capitale francese, un viaggio in mezzo ad un oceano di ciclisti, fra la passione di chi a bordo strada è lì a tifare, ad offrire un caffè, una zuppa o le crêpes, un viaggio con se stessi, con le proprie sensazioni fisiche e morali. Di quanto sia dura ne sa qualcosa il dottor Ercolini: «Dopo 48 ore sui pedali ho accusato una tendinite che mi ha bloccato per quasi mezza giornata, cosa inaudita per un’avventura del genere. Poi, a Brest, sono entrato in una farmacia e mi sono prescritto un’iniezione di xilocaina, ho stretto i denti e sono ripartito».

Un gesto quasi eroico coronato dalla soddisfazione di sollevare la bici sotto lo striscione d’arrivo a Rambouillet, nei pressi di Parigi. «Un regalo per i miei 60 anni, soprattutto perchè una volta terminato si ha la percezione di aver partecipato ad un evento straordinario e in certi frangenti commovente, del quale, per tutti, l’autentica regina è la bicicletta». Non a caso i francesi la chiamano «la petite reine» (piccola regina, ndr), appellativo che ben si addice alla specialissima in carbonio di Mario Folli: «D’altronde - precisa l’alfiere della Barilla - mi ero conquistato la qualificazione partecipando alla massacrante Alpi 4000, prova a tappe di 1500 chilometri con 20mila metri di dislivello».

Bisogna essere degli stakanovisti del pedale per superare queste prove, come specifica Ferri: «Occorre aver voglia di mettersi in gioco, faticare oltre i propri limiti, ma il vero e proprio motore è la passione verso queste manifestazioni nelle quali la lunghezza del percorso è solo una delle difficoltà, ma ci sono pure il maltempo e i possibili colpi di sonno, anche se la notte, mulinando sui rapporti, regala emozioni uniche».

Come la meraviglia di vedere la miriade di «lucciole» collocate obbligatoriamente sui telai che disegnano interminabili scie sul nastro d’asfalto. «Il calore del pubblico, anche di anziani in carrozzina fuori dalle case - racconta con emozione Ercolini - ci ha spinti verso l’impresa e quando a Villaines-la-Juhel vedi il cartello dei 1001 chilometri percorsi, sai di avercela fatta».

E loro ce l’hanno fatta davvero, chi in una settantina di ore, chi in un po’ di più, ma in coro possono gioire gridando: “missione compiuta!”».

 

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