Sei in Gweb+

TEST SUGLI ANIMALI

Macachi, appello per non fermare la ricerca

18 settembre 2019, 05:06

Macachi, appello per non fermare la ricerca

PIERLUIGI DALLAPINA

A uno hanno spedito un proiettile, all'altro hanno appeso uno striscione sotto casa, ma le minacce e i cortei (ben due) non fermano i due ricercatori in prima linea nel progetto di sperimentazione sui macachi. Anzi, i due rilanciano con «Salviamo la ricerca biomedica italiana», il manifesto promosso da Luca Bonini, professore associato di neuroscienze e psicobiologia dell'Università di Parma, e da Marco Tamietto, professore di psicobiologia all'ateneo di Torino, per chiedere al Governo e al Parlamento di togliere quei vincoli – introdotti nel 2014 – che limitano la ricerca senza tutelare il benessere animale, e che per questo espongono l'Italia ad una procedura di infrazione a livello europeo.

«Ad oggi, l’uso degli animali è considerato ancora imprescindibile dalla comunità scientifica internazionale in molti settori di ricerca, come gli studi sul cervello, sulle dipendenze patologiche e sui trapianti, minacciati nel nostro Paese da una normativa inadeguata», si legge nell'appello presentato ieri a Milano (e consultabile sul web https://www.research4life.it/salviamo-la-ricerca-biomedica-italiana/).

A dar peso e spessore all'incontro sono stati i nomi di alcuni uomini di scienza che hanno voluto sostenere il manifesto, a partire da Silvio Garattini, presidente dell’istituto Mario Negri, proseguendo con Manuela Battaglia, direttore della ricerca di Fondazione Telethon, Giuliano Grignaschi, direttore Research4Life, Maria Pia Abbracchio, prorettore vicario alla ricerca dell'Università di Milano, Alessandro Vercelli, vice rettore alla ricerca designato dell'Università di Torino e Silvia Priori, direttore scientifico della Fondazione Maugeri.

Il manifesto si rivolge al presidente del consiglio dei ministri, al ministro della Salute, al ministro dell’Istruzione dell’università e della ricerca e al Parlamento, chiedendo loro di «adottare ogni iniziativa utile per permettere al nostro Paese di adeguarsi alla normativa europea in tema di sperimentazione animale (Direttiva 63/2010), per un maggiore equilibrio tra le esigenze della ricerca scientifica e quelle della protezione degli animali».

Tradotto, il manifesto chiede di correggere i vincoli sulla sperimentazione contenuti nel decreto legislativo 26 del 2014. Vincoli che, secondo la comunità scientifica, sono dannosi sia per gli animali che per i malati. «Ad esempio, vietando la riproduzione, ma non l'impiego, di cani, gatti e primati, si costringono i ricercatori ad importare questi animali dall'estero. E questo non credo sia un vantaggio per gli stessi animali - sostiene Bonini -. Inoltre, si vogliono vietare i test per le sostanze d'abuso e per i xenotrapianti».

Il manifesto ha già raccolto oltre 6mila adesioni e, come primo firmatario, c'è Giacomo Rizzolatti, neurofisiologo che con la scoperta dei «neuroni specchio» ha calamitato sull'Università di Parma l'interesse della comunità scientifica. «Salviamo la ricerca biomedica» ha incassato anche il sostegno di due premi Nobel. Si tratta di Eric Kandel, neuroscienziato, Nobel per la Medicina e la fisiologia nel 2000 e di Françoise Barré-Sinoussi, immunologa, Nobel per la Medicina e la fisiologia nel 2008.

«La normativa europea è equilibrata, mentre i nuovi divieti non hanno una base scientifica. Il decreto del 2014 è sbilanciato e questo per l'azione di lobbismo delle organizzazioni animaliste», si lamenta Bonini, prima di ribadire, per l'ennesima volta, che la sperimentazione sugli animali è indispensabile.

«Animali come conigli e suini sono sottoposti a cure e tutele largamente superiori quando destinati ad un uso scientifico rispetto a quando allevati a scopo alimentare. I roditori, eliminati in quanto animali infestanti nelle nostre città, rappresentano quasi il 90% degli animali utilizzati per la ricerca», si legge nel manifesto, che prosegue con una rassicurazione: «l’impiego di animali per la sperimentazione è delicato, costoso, strettamente controllato dalle autorità competenti e viene evitato ogni qual volta esistano validi metodi alternativi».

L'appello - manifesto denuncia poi la campagna di odio scatenata contro i ricercatori. «Gli animalisti, che rappresentano meno del 3% della popolazione, rifiutano categoricamente qualsiasi forma di impiego degli animali, sia per l’alimentazione sia per la ricerca scientifica. Costoro stanno esercitando una crescente pressione sull’opinione pubblica, sulla politica e sulla società per l’abolizione della sperimentazione animale. Diffondono notizie false, talora supportate da sedicenti esperti privi di qualsiasi competenza documentata, e alimentano una campagna di sospetto e odio nei confronti di chi opera a favore del progresso scientifico e della salute umana e animale».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA