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IL CASO

Stupro di via Testi, quattro condannati per favoreggiamento

18 settembre 2019, 05:07

Stupro di via Testi, quattro condannati per favoreggiamento

GEORGIA AZZALI

Prima il gruppo. Anche se i tasselli di un'altra verità cominciavano a emergere. Gli spezzoni di quel video di Sara (il nome è di fantasia, ndr) violentata a turno nell'allora sede del collettivo Rete antifascista erano ormai stati visti da tanti. Eppure nel 2014, quattro anni dopo lo stupro, chi poteva parlare, avrebbe scelto di depistare. Di proteggere gli amici in quel momento indagati per la violenza sessuale. Favoreggiamento: quattro i giovani condannati ieri mattina a 8 mesi, tra cui una ragazza. Per tutti la pena è stata sospesa. Il pm Antonella Destefano, dopo un'appassionata requisitoria, aveva chiesto 9 mesi per i ragazzi e 6 per la donna. Due del gruppo erano già stati condannati lo scorso febbraio a 1 anno e 8 mesi (con rito abbreviato) per falsa testimonianza. Anche quella pena era stata sospesa, ma se e quando le condanne dovessero diventare definitive, solo l'affidamento ai servizi sociali consentirà ai due di evitare il carcere.

Intanto, alla fine di giugno, seppure molto diminuite rispetto al primo grado, sono state confermate in appello le condanne per i giovani accusati della violenza sessuale: 3 anni e 1 mese per i parmigiani Francesco Concari e Francesco Cavalca; 2 anni e 8 mesi per il romano Valerio Pucci. Ma subito dopo le perquisizioni, nel 2014, c'era chi avrebbe cercato di convincere la ragazza a dare una versione diversa. Telefonate ma anche confronti faccia a faccia: uno dei ragazzi condannati ieri, già nel 2013, avrebbe avvicinato Sara intimandole di non raccontare nulla sullo squallore di quella notte nella sede di via Testi. Un altro, invece, subito dopo aver subito la perquisizione da parte dei carabinieri, nel luglio 2014, aveva telefonato alla ragazza dicendole: «Perché alla fine, cioè, sono anche tranquillo, ma il fatto è, cioè dirgli... cioè nel senso è stato uno stupro è una cosa. È stata una cosa in cui ero consenziente, era già un'altra ».

E poi ancora messaggi e telefonate nello stesso giorno. Mentre un altro dei ragazzi condannati, chiamato da uno degli amici accusati dello stupro, si mostra molto disponibile a incontrare il suo difensore («Il mio numero gliel'hai dato?», gli dice) e poi infarcisce di falsità il suo racconto davanti ai carabinieri. Infine, la ragazza condannata: si precipita da Milano a Parma, quando chi è finito nei guai glielo chiede. E poi riferisce agli investigatori: «Erano tutti allegri quella sera. Ho intuito che avessero intenzione di fare sesso. Conoscevo di fama questa ragazza, come una persona sessualmente facile».

Ma timida o disinibita, poco importa. Per i giudici di primo e secondo grado, quella fu una notte di violenza.

 

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