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TRIBUNALE

Il topo d'auto resta a mani vuote e tenta il ricatto, poi patteggia 16 mesi

19 settembre 2019, 05:03

Il topo d'auto resta a mani vuote e tenta il ricatto, poi patteggia 16 mesi

Quando ha ritrovato il finestrino rotto della sua Mercedes, ha imprecato, pensando alla grandissima scocciatura. E ai soldi da sborsare, nel caso l'assicurazione avesse avuto mille titubanze nel ripagarlo. Mai avrebbe pensato che in realtà i problemi (veri) dovevano ancora arrivare. Perché pochi giorni dopo, il messaggino WhatsApp arrivato da un numero mai visto gli ha servito la sorpresa inaspettata: «Dammi 5.000 euro, oppure dico che mi hai aggredito e vado a denunciarti per lesioni». Era lo scassinatore dell'auto che, pur non avendo portato via un ricco bottino, se ne era andato con i documenti dell'auto, il certificato dell'assicurazione (con tanto di numero di telefono del proprietario) e le chiavi della macchina della moglie del derubato. Ma il piano è miseramente fallito: niente soldi. E il ricattatore - 36 anni, originario di Brindisi - denunciato per furto aggravato e tentata estorsione, ieri, ha patteggiato 1 anno e 4 mesi, oltre a 400 euro di multa.

Certamente indimenticabile, quel 1º maggio del 2017. Quarantacinque anni, parmigiano, aveva parcheggiato la Mercedes in una zona un po' periferica della città. Al ritorno, quei pezzi di vetro sotto al finestrino gli hanno subito fatto capire cosa poteva essere successo. Non c'era nulla di prezioso da rubare, ma i documenti dell'auto spariti erano comunque una bella seccatura. E poi il pensiero delle chiavi della macchina della moglie finite nelle mani di chissà chi. Ma le preoccupazioni stavano per trasformarsi in un vero incubo, quando è arrivato quel messaggio minaccioso WhatsApp sul telefonino.

Cinquemila euro per fare stare tranquillo il ladro. Che naturalmente non aveva alcuna intenzione di presentarsi al cospetto del 45enne parmigiano. L'ordine era quello di caricare i soldi su una carta Postepay di cui aveva fornito tutte le coordinate.

Un ricatto in piena regola. Ma anche molto maldestro. Come avrebbe potuto essere ritenuto credibile il ladro andando a denunciare il proprietario della macchina per lesioni? Quali elementi avrebbe potuto fornire? È così che il titolare dell'auto non ci ha pensato tanto per decidere di varcare la porta della questura. Andando lui a fare denuncia. E mandando all'aria il piano (sballatissimo) di quel «cavallo di ritorno». G.Az.

 

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