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LA STORIA

La Preferita: «Così da un giorno all'altro abbiamo perso il lavoro»

21 settembre 2019, 05:07

La Preferita: «Così da un giorno all'altro abbiamo perso il lavoro»

PATRIZIA GINEPRI

E' una storia amara quella raccontata con garbo e pudore dalle lavoratrici de La Preferita, lo storico stabilimento di Parma che ha chiuso i battenti il 4 giugno scorso. Alcune di loro, a nome dei 18 dipendenti rimasti senza lavoro, hanno sentito l'esigenza di far conoscere la vicenda attraverso le pagine della Gazzetta. L'azienda, fondata nel 1955 dalla famiglia Garavaldi, ha rappresentato per decenni un polo d'eccellenza nella produzione di semilavorati di qualità destinati al settore della gelateria e della pasticceria artigianale. Il primo stabilimento era sorto in viale Fratti, poi il trasferimento in via Casa Bianca e alla fine degli anni Settanta, l'apertura in via Lisoni di una nuova sede all'avanguardia, sia dal punto di vista tecnologico che architettonico. La svolta arriva nel marzo del 2016: la proprietà cede il pacchetto di maggioranza alla multinazionale Comprital di Settala (Mi).

«Il lavoro inizialmente era aumentato - spiegano le dipendenti - in occasione del Natale 2018 la proprietà ci aveva incoraggiato, anche se aveva iniziato a esternalizzare e a delocalizzare». La preoccupazione intanto cresceva, anche per un altro aspetto: «I nostri prodotti di nicchia, quelli che avevano da sempre contraddistinto l'azienda per qualità delle materie prime e delle lavorazioni, erano stati messi da parte per favorire altre produzioni». E' un racconto appassionato, da cui emerge la fierezza di queste donne e il forte attaccamento all'azienda in cui sono cresciute professionalmente e umanamente. «La Preferita ha sempre investito in eccellenza - sottolinea una di loro - il lavoro era contraddistinto da valori autentici, quelli trasmessi dal fondatore». Ma in pochi mesi la situazione è precipitata. «Il 16 maggio abbiamo scioperato - prosegue la testimonianza - la proprietà ha fatto sapere che il bilancio era in perdita». La doccia fredda arriva il 3 giugno. «Alle 16.30 ci viene comunicato che il giorno seguente il sito di Parma avrebbe cessato l'attività e chiuso le porte a tutti noi - spiegano le lavoratrici -. Tramite il sindacato abbiamo coinvolto le istituzioni fino ad arrivare al Mise e dal 1° di luglio è scattata la cassa integrazione straordinaria, estesa per un anno.

Siamo tutte donne, a parte un paio di colleghi, con un'età mediamente attorno ai 50 anni e poco più, quindi ancora lontane dalla pensione. Abbiamo iniziato a peregrinare da un'agenzia all'altra per trovare una nuova occupazione, ma alla nostra età è molto difficile. Una di noi ha accettato un lavoro con mansioni meno qualificate. C'è chi ha un mutuo da pagare, chi è separata con figli da mantenere, chi ha scadenze di vario genere. In questa operazione non vi è stato alcun rispetto per il capitale umano e per il lavoro di qualità».

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