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Langhirano

Addio a Ravasini, pilastro della «Fabiola»

21 settembre 2019, 05:06

Addio a Ravasini, pilastro della «Fabiola»

BEATRICE MINOZZI

 

LANGHIRANO Sembrerà strano non scorgerlo più con la canna in mano, in periodo di pesca, sulle rive del Lago Santo, in quel tratto di sponda che tutti i pescatori conoscevano come «la pèca d’Ravasen», tanto era il tempo che qui trascorreva facendo una delle cose che più amava fare: pescare. Altrettanto strano sarà non intravederlo più nei boschi del suo Appennino, alla ricerca di funghi e tartufi, altra sua grande passione. Se ne è andato in silenzio, senza proclami, come se non volesse disturbare, Carlo Ravasini, il 74enne di Langhirano scomparso giovedì per un malore che non gli ha lasciato scampo.

Ravasini era un pilastro portante della comunità langhiranese: conosceva tutti e tutti lo conoscevano, lo stimavano e lo rispettavano. Classe 1945, era nato a Langhirano, dov'era cresciuto e aveva sempre vissuto. Era ancora giovane quando, insieme ad altri soci, aprì la fabbrica Termoplastica Nevianese, a Neviano, ma Ravasini era conosciuto soprattutto per aver lavorato negli ultimi anni nel negozio di ferramenta Ravasini di via Roma, a Langhirano: anche una volta raggiunta l’età pensionabile se c’era bisogno di lui in negozio non si tirava certo indietro. Instancabile lavoratore, riusciva a ritagliarsi del tempo anche per coltivare le sue più grandi passioni: i funghi, i tartufi e la pesca. Era uno dei soci più attivi della società di pesca sportiva Fabiola di Langhirano, punto di riferimento per tutti gli iscritti - a cui aveva insegnato tutti i segreti «del mestiere» - e i tantissimi amici.

Grande appassionato di calcio - era tifosissimo della Juventus - da giovane aveva giocato nelle giovanili del Torino e del Bologna. Schietto, riservato ma solo all’apparenza burbero, Ravasini era un uomo buono che ha saputo conquistarsi l’affetto e la stima di tutti i langhiranesi. Ha sempre dato tutto sé stesso anche per la sua famiglia: per la moglie Franca, per i figli Stefano e Matteo e per i cinque nipoti che adorava.

 

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