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MAXI FRODE

False fatturazioni: Fanticini, Dei e Giuffredi restano ai domiciliari

24 settembre 2019, 05:08

False fatturazioni: Fanticini, Dei e Giuffredi restano ai domiciliari

Georgia Azzali

In aula avrebbero potuto parlare, ma hanno scelto il silenzio. Mentre fuori dal tribunale, c'è chi - pur non dovendo aprire bocca, perché queste sono le imposizioni del giudice - ha buttato lì qualche parola di troppo contro uno dei fotografi in attesa. Gli interrogatori di garanzia sono scivolati via in un lampo: Giuliano Fanticini, Francesco Dei e Gabriele Giuffredi, gli imprenditori finiti ai domiciliari lunedì scorso per aver architettato un business faraonico di false fatturazioni, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al gip Mattia Fiorentini. Nessuna risposta. E domiciliari confermati, ma d'altra parte nessun difensore ha presentato al gip richieste di revoca degli arresti o di attenuazione della misura cautelare. Più probabile, invece, che nei prossimi giorni possano arrivare al Riesame richieste di dissequestro almeno di una parte dei beni «congelati» nei giorni scorsi.

Perché l'indagine, portata avanti dalla Finanza e coordinata dal pm Paola Dal Monte, ha numeri vertiginosi: 39 indagati, 51 capi di imputazione contestati (associazione a delinquere finalizzata a una marea di reati fiscali) e oltre 10 milioni - tra contanti e beni - finiti nelle maglie dei sequestri. Ma soprattutto l'inchiesta ha portato alla luce le distorsioni di un mercato del lavoro drogato: «dopato», secondo il gip, dal sistema, creato da Fanticini e Dei con la collaborazione di Giuffredi, che poteva garantire ad aziende di rilievo internazionale prezzi al ribasso per il reclutamento della manodopera.

Tre i livelli della maxi frode, secondo la ricostruzione degli inquirenti, a partire dal Consorzio Mti (ora chiuso). Una realtà specializzata nel settore metalmeccanico e nella fornitura di manodopera (sede legale dichiarata a Milano ma l'unità locale a Parma, in via Borsari) con una lunga lista di società consorziate. I titolari? Solo sulla carta, in realtà prestanome di Fanticini - nato a Reggio - e Dei - origini foggiane -, ritenuti gli amministratori di fatto del Consorzio. «La documentazione contabile ed extracontabile disvelava come Francesco Dei e Giuliano Fanticini - scrive il gip nell'ordinanza - percepissero mensilmente emolumenti ben superiori a quelli erogati all'amministratore di diritto Leonelli Emanuel». E Giuffredi? Era l'uomo, secondo gli inquirenti, che si occupava delle assunzioni nelle società consorziate, pensava anche a pagare parte dei compensi e teneva i contatti con i consulenti esterni, i fornitori e le banche. «Non solo - sottolinea il gip -, il Giuffredi ha ricoperto un ruolo attivo nella costituzione delle consorziate e ha esercitato direttamente i poteri gestorei».

Nove consorziate con circa 200 dipendenti, tecnici e operai regolarmente assunti che venivano utilizzati dalle grandi aziende alla ricerca di personale all'esterno per realizzare determinati lavori. Il loro fatturato? Nei confronti del solo Consorzio Mti.

Ma la macchina delle false fatturazioni (oltre 25 milioni in soli tre anni) girava su un perno solidissimo: una ventina di «cartiere» rappresentate da teste di legno. Scatole vuote, senza alcuna attività economica reale, secondo gli inquirenti, ma con una mission fondamentale: emettere fatture per operazioni inesistenti nei confronti delle società che facevano parte del Consorzio Mti. E dai conti delle cartiere i soldi facevano giri lunghissimi, venivano dirottati anche all'estero (in Repubblica Ceca, Slovenia, Cina), ma poi sarebbero tornati nelle tasche degli uomini del Consorzio.

 

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