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VIOLENZA

Aggredita anche mentre allatta il figlio: condannato il compagno

09 ottobre 2019, 05:07

Aggredita anche mentre allatta il figlio: condannato il compagno

Quell'ultima aggressione mentre allattava il figlio le aveva fatto trovare una forza sepolta sotto una coltre di paura. Solo dopo quell'ultimo affronto, nel giorno di Ferragosto del 2018, aveva deciso di denunciare quel compagno che da mesi la trattava con disprezzo. Accusato di maltrattamenti aggravati e lesioni personali, l'uomo - 48 anni, parmigiano - è stato condannato a 1 anno e 8 mesi. Potrà contare sulla sospensione della pena, ma solo se verserà una provvisionale di 4.000 euro all'ex compagna, originaria dell'Est Europa, che si era costituita parte civile. Il pm Laila Papotti aveva chiesto una condanna a 2 anni e mezzo, oppure - in caso di pena più mite - la condizionale subordinata a una provvisionale per la donna.

Lei che aveva dovuto rimettere in discussione la scelta di quell'uomo due settimane dopo aver partorito. Quel giorno, con il bambino in braccio, l'uomo aveva inveito contro di lei, e quando la compagna aveva tentato di reagire, lui l'aveva afferrata per un braccio scaraventandola sul letto. Qualche graffio e alcuni lividi, ma solo l'idea che la furia di quell'uomo potesse coinvolgere anche il figlio, l'aveva spinta ad andare in Pronto soccorso e a rivelare il suo dramma.

Perché c'era altro dolore da far venire a galla. Una sofferenza che fino a quel momento aveva condiviso solo con la figlia più grande, nata da una relazione precedente, e con qualche amica fidata. Anche nove mesi prima, dopo un banale litigio, lui l'aveva presa per i capelli gettandola sul pavimento. Solo il suo pianto disperato l'aveva calmato. E il giorno dopo aveva dovuto pure sentire le parole di scherno del compagno: «Sei tu che hai la pelle delicata...», le aveva detto indicando i lividi che le segnavano il corpo.

Non c'era stato spazio per festeggiare nemmeno l'ultima notte dell'anno. Durante la cena, dopo l'ennesimo litigio, l'uomo aveva scaraventato il piatto di pasta fuori dalla finestra. Un affronto. Ma solo il primo di quella sera. Perché subito dopo le aveva strappato il telefonino dalle mani, sbarrando anche la porta. Rinchiusa tra le quattro mura di casa, costretta a subire le sue prevaricazioni, tentando di farla sentire in colpa per quelle violenze. Lei che lo faceva innervosire, lei che lo logorava fino a farlo esplodere: il copione squallido che recitava da tempo e che lei doveva subire.

Lei aveva la figlia grande dalla sua parte, eppure la paura l'aveva sempre bloccata. Non ce l'aveva mai fatta a puntare il dito contro quell'uomo. Fino a quando l'aveva visto con quello stesso sguardo rabbioso anche davanti al figlio appena nato.

r.c.

 

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