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LA STORIA

Il vestito prende fuoco: donna salvata al Centro ustionati

10 ottobre 2019, 05:08

Il vestito prende fuoco: donna salvata al Centro ustionati

VITTORIO ROTOLO

«Desideriamo ringraziare i medici, gli infermieri e tutto il personale della vostra unità operativa di Chirurgia plastica e centro ustioni per la professionalità, la serietà e la profonda umanità con cui hanno assistito Anna Maria».

È una lettera carica di affetto e riconoscenza quella che il compagno ed i familiari di una donna di Massa Carrara, Anna Maria Padroni, hanno inviato nei giorni scorsi alla direzione generale dell’azienda ospedaliero-universitaria. La signora Padroni, assai conosciuta a Marina di Massa, dove gestisce un salone di coiffeur, aveva avuto un grave incidente domestico, lo scorso 25 luglio.

«Anna si è avvicinata ai fornelli. Indossava un vestito sintetico, che ha preso fuoco» ha raccontato il compagno della donna, Franco Lucchesi, al quotidiano «La Nazione». «Da lì – ha spiegato – è cominciato un calvario: al pronto soccorso è stata medicata e rimandata a casa. Ma con il passare delle ore, la situazione è precipitata: dal Centro ustioni di Pisa, Anna Maria è stata così trasferita a Parma, dove per tutto il periodo della degenza, dal 30 luglio al 10 settembre, è stata amorevolmente assistita da medici ed infermieri. Da parte loro – ha sottolineato Lucchesi – non c’è mai stato un gesto di insofferenza, nonostante avessero a che fare con una paziente non facile da gestire: a causa del trauma, la mia compagna è entrata infatti in uno stato confusionale».

«Il quadro clinico della signora Padroni è risultato subito assai complesso», dice Edoardo Caleffi, direttore dell’unità operativa di Chirurgia plastica e centro ustioni del Maggiore. «Al di là delle profonde ferite sulla pelle, nel suo caso ci siamo dovuti confrontare con quella che viene chiamata malattia da ustione. Diversi organi, infatti, hanno risentito di questo trauma: cuore, polmoni, reni. Non è stato facile perché, dopo i primi giorni in cui era stata molto collaborativa, in Anna Maria è subentrata una condizione di disorientamento: non si rendeva nemmeno conto di dove si trovasse. I professionisti che operano nella nostra struttura - prosegue Caleffi - sono stati encomiabili. La signora aveva bisogno di essere medicata tutti i giorni: un’operazione che poteva durare anche un paio d’ore. Eppure, nessuno si è mai risparmiato. Le parole dei suoi familiari ci gratificano e siamo felici che Anna Maria si sia ristabilita».

«La lettera del signor Franco ci ha fatto commuovere» rivela Luisella Mezzetta, coordinatrice infermieristica del reparto. «Ma, in realtà, siamo noi a dover ringraziare lui ed i familiari di Anna Maria, per la fiducia e la collaborazione».

 

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