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LA TESTIMONIANZA

Corrado e Michela: «Nostro figlio gay? Cattolici e sereni»

13 ottobre 2019, 05:05

Corrado e Michela: «Nostro figlio gay? Cattolici e sereni»

Pierluigi Dallapina

Gay e cattolici: essere entrambe le cose sembra essere un ossimoro, ma l'aria sta cambiando anche per un'istituzione millenaria come la Chiesa. E a scardinare insegnamenti e consuetudini secolari ci ha pensato quel papa venuto dall'altra parte dell'oceano.

«Papa Francesco ha aperto un mondo con una semplice frase, quando disse: “chi sono io per giudicare quando una persona cerca il bene?”». A ricordare la frase che il pontefice ha pronunciato nel 2013 di ritorno dal Brasile per la Giornata mondiale della gioventù è un cattolico parmigiano che, con estrema serenità, è riuscito a far convivere e a dare un senso più alto alla sua fede e all'omosessualità di suo figlio.

Corrado Contini è un medico che, da credente, una ventina di anni fa ha affrontato l'omosessualità di suo figlio Simone cercando di non trasformare il cosiddetto coming out in un dramma familiare.

Lui e sua moglie, in occasione della Giornata mondiale dedicata a chi dichiara di essere gay, accettano di raccontare alla «Gazzetta» la loro vicenda familiare e cosa hanno imparato da questa esperienza.

«A nostro figlio ho detto che io e sua madre gli volevamo bene e che per noi non sarebbe cambiato nulla. Gli ho assicurato che avremmo voluto percorrere insieme a lui il cammino derivante da questa scoperta. L'ho fatto perché credevamo di poterlo aiutare a vivere in modo sereno la sua sessualità se l'argomento fosse stato affrontato esplicitamente». Alla fine, i genitori di Simone hanno avuto ragione.

«La notizia è stata accolta in famiglia molto serenamente e nostro figlio è una persona serena e realizzata», assicura Michela Munarini che, insieme al marito, ha creato un gruppo per aiutare soprattutto altri genitori di figli gay «a non isolarsi, a non rinchiudersi in un armadio».

La loro vicenda familiare è comparsa anche su la Repubblica, mentre il «Gruppo Davide», attivo dal 2015, è stato il primo gruppo di genitori cristiani di figli gay nato in Italia.

«Come coppia, siamo sposati da 44 anni - ricorda Corrado Contini - siamo stati molto attivi in parrocchia nell'accompagnare i giovani nel percorso che li avrebbe portati all'altare. Un giorno nostro figlio ci chiese che cosa facessimo per quelli come lui, che magari sono negati, esclusi e cacciati di casa, e cosa facessimo per i genitori di altri gay in modo da aiutarli a non sentirsi soli». Quella è stata la scintilla per dar vita al «Gruppo Davide», composto da sette coppie di genitori, da una coppia gay e da una persona omosessua-
le. «Il genere nell’educazione: a che punto siamo? Prospettive sul maschile e il femminile» è il titolo dell'incontro organizzato dal gruppo e in programma giovedì alle 20.45 all'auditorium della fondazione Bagnaresi, in via Saragat 33, durante il quale si confronteranno la teologa Rita Torti e il sociologo Marco Deriu.

«L'esperienza con nostro figlio ci incoraggia ad aiutare gli altri genitori. Vogliamo aiutare gli altri a capire che anche queste relazioni possono essere espressione di un bene impegnato, solido e duraturo», spiega Contini, prima di ribadire che anche nella Chiesa sta aumentando la sensibilità e la voglia di dialogo su temi a lungo taciuti.

«La difficoltà dei credenti è duplice - continua Contini -. Molti giovani omosessuali ci dicono di non poter dire di essere gay quando sono in parrocchia e, allo stesso tempo, di non poter rivelare di essere credenti nei locali gay. Il clima però sta cambiando. L'Avvenire ha pubblicato una decina di dossier su questi temi e all'interno della Chiesa si sta aprendo una riflessione. Il cristiano deve essere accolto nella sua casa, che è la Chiesa. Lo stesso deve avvenire per il cittadino, che deve essere accolto dalla società».

 

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