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Il medico Nouvenne: «Usare l'acqua come gli alimenti»

13 ottobre 2019, 05:02

Il medico Nouvenne: «Usare l'acqua come gli alimenti»

Andrea Violi

«L'acqua di Parma, per le sue caratteristiche, è buona: un pH neutro, una buona concentrazione di bicarbonati, ha un residuo fisso accettabile, buona concentrazione di calcio e di magnesio. È un'acqua buona dal punto di vista chimico. Non significa che sia gradevole al palato. E questo vale un po' per tutte le acque». Antonio Nouvenne dà una chiara interpretazione delle analisi sull'acqua pubblica a Parma. Gastroenterologo del Centro di Medicina interna e lungodegenza critica del Maggiore, Nouvenne si occupa anche dell'ambulatorio sulla calcolosi renale. Con lui parliamo anche degli effetti dell'acqua sul nostro organismo e dà consigli su come scegliere. Con un messaggio: in definitiva, tutto dipende dalle proprie esigenze specifiche.

Una premessa generale. Esistono tre categorie: acqua minerale naturale, acqua di fonte («spring water») e acqua potabile in genere». L'acqua minerale naturale proviene da giacimenti sotterranei, non viene manipolata (a parte l'anidride carbonica per quella gasata) e può essere descritta parlando di effetti sulla salute. In pratica, sono le acque che troviamo in bottiglia - con le relative pubblicità sugli effetti salutistici - che scaturiscono da più di 300 fonti italiane. Quanto all'acqua che esce dal rubinetto di casa, per la legge bisogna limitarsi a dichiararla adatta (o non adatta) al consumo, senza fare riferimento ai benefici sulla salute. La «spring water» è una specie di via di mezzo fra le altre due.

COME SCEGLIERE

«Le acque minerali naturali possono avere qualunque tipo di composizione - spiega Nouvenne -. Poi sarà l'utente finale a scegliere o eventualmente il medico a consigliare, in base alle caratteristiche del paziente. L'acqua immessa in acquedotto è di per sé sicura e salubre. Noi possiamo modificare l'aspetto organolettico: possiamo ad esempio togliere alcuni minerali, con filtri e altri trattamenti, per renderla più dolce; possiamo togliere un eccessivo odore o sapore di cloro però per il semplice fatto che è immessa nell'acquedotto, è sicura. La domanda tipica che fa il paziente è questa: “Esiste un'acqua migliore?”. La risposta è “non in assoluto”. A seconda delle caratteristiche del paziente (età, sesso e così via) può essere utile usare l'acqua come un “alimento speciale”. Ad esempio, se devo diluire il latte artificiale di un bambino userò un'acqua oligominerale a basso residuo fisso. Una donna in menopausa potrebbe avere una necessità maggiore di calcio biodisponibile, cioè che venga assorbito: si sceglierà così un'acqua con un residuo maggiore, con più sali di calcio. Ancora: uno sportivo magari dopo l'allenamento avrà bisogno di un'acqua intensamente mineralizzata».

In generale, ok ad apparecchi domestici come osmosi inversa, addolcitori e altri dispositivi che però, nota il medico, «sono perfetti se lo è la manutenzione. Bisogna rispettare le scadenze date dal costruttore su filtri e altri aspetti della manutenzione. Altrimenti c'è un rischio di contaminazione batterica».

IL RESIDUO FISSO

Nelle analisi di Iren, il valore medio di residuo fisso a Parma è 386 mg/l; la legge indica un massimo di 1.500. Nouvenne spiega che, da questo punto di vista, le acque sono di quattro tipi: oligominerali (residuo fisso minore di 50), acque minerali (fino a 500), acque medio minerali (da 500 a 1.500) e quelle altamente mineralizzate (oltre i 1.500 mg/l). Il limite consigliato di 1.500 mg/l vale per le acque della rete idrica, mentre per quelle minerali naturali vale qualunque tipo di composizione. «Il consiglio che diamo ai pazienti? Ognuno può scegliere la “sua” acqua imparando a leggere l'etichetta e a seconda del disturbo o patologia. Per i calcoli renali, ad esempio, in genere sono molto indicate le acque oligominerali perché, a parità di volume ingerito, produco più urine».

L'ACQUA È UN ALIMENTO

Un consiglio per tutti che scaturisce spontaneamente dall'intervista è questo: dobbiamo considerare l'acqua come se fosse un alimento qualunque. «Come non mangiamo sempre e solo pasta al pomodoro ma variamo la nostra dieta - spiega Nouvenne - così è sempre consigliabile variare, nell'arco dell'anno, l'acqua che si beve». Per il nostro benessere è importante sia bere «tanto» - sempre tenendo conto della propria età e di eventuali problemi di salute - ma è importante anche prestare attenzione alla qualità di ciò che si beve. «Bisogna distribuire l'acqua durante la giornata - aggiunge Nouvenne -. Idealmente bisognerebbe bere uno o due bicchieri appena alzati, uno o due prima di andare a letto e, durante il giorno, un bicchiere all'ora. Bevendo piccole quantità ben distribuite si evita di dover andare sempre in bagno e abbiamo una gestione dei fluidi (nel corpo, ndr) molto favorevole. Non c'è niente di peggio di una persona che non ha bevuto in tutto il giorno, torna dal lavoro alle cinque e in pochi minuti beve una bottiglia da un litro e mezzo».

TANTI PROBLEMI DI CALCOLI

La calcolosi renale colpisce circa il 10% della popolazione. Va sottolineato che è questo disturbo è legato anche al consumo di sale. E anche l'ipertensione arteriosa è collegata. In tutto ciò, incide una buona gestione dell'acqua nel nostro organismo. Lo stesso vale per i casi di intestino irritabile, un problema diffuso e con conseguenze notevoli. L'intestino irritabile porta con sé perdita di giorni di lavoro, insoddisfazione, ricorso continuo a visite... Spesso - nota Nouvenne - può essere attenuato sistemando gli aspetti dietetici. Compreso il consumo di acqua».

 

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