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Intervista

Pertusi: «Zaccaria, il ruolo più difficile»

13 ottobre 2019, 05:03

Pertusi: «Zaccaria, il ruolo più difficile»

Lucia Brighenti

Il suo Zaccaria ha commosso ed emozionato il pubblico del Teatro Regio, alla prima di «Nabucco» che ha debuttato al Festival Verdi. E dire che Michele Pertusi era stato chiamato all’ultimo minuto, in sostituzione di Pavel Schmulevich, ritiratosi per motivi di salute. Il basso parmigiano si è unito a un cast che provava già da cinque settimane, ed è salito sul palcoscenico della prima dopo aver assimilato velocemente le indicazioni di regia, incontrando per la prima volta l’orchestra in quell’occasione. Il segreto per fare questo ha un nome, si chiama professionalità. Pertusi, che sarà ancora in scena stasera alle 20, ci racconta come è andata: «Zaccaria è forse il ruolo più difficile che Verdi abbia scritto per la voce di basso - osserva . Verdi non è mai facile, ma credo che per la tessitura, molto acuta e anche molto bassa, per l’eloquenza del fraseggio e della dizione, questo sia uno dei ruoli che preoccupa di più. Per cantarlo bisogna pregare il cielo di stare bene».

Il suo Zaccaria è arrivato dritto al cuore...
«Per comunicare al pubblico cerco il rispetto assoluto della scrittura verdiana. Se le emozioni passano attraverso l’interprete, il più grande merito lo ha Verdi, che con la sua maestria emoziona sempre e ti entra nell’anima».

Lei è stato chiamato all’ultimo minuto e, la sera precedente la prima di Nabucco, era a Madrid per cantare in «Don Carlo»... Come si affronta una sfida di questo tipo?
«Alla mattina ho preso un aereo per arrivare a Parma, alla sera ero in scena. È chiaro che se non hai avuto modo di calarti nel clima, se sei reduce da un notevole dispendio di energie, tendi a giocare in difesa...».

Il pubblico però non se n’è accorto...
«Lui magari no, ma riascoltando la registrazione della prima di Nabucco ci sono alcune cose che oggi cercherò di non fare».

L’autocritica fa sempre parte del mestiere di interprete?
«Alla mia età è difficile dire che si deve migliorare sempre, ma io cerco di crescere anche se sono un bambino già un po’ cresciuto...».

Cosa ne pensa della regia di Ricci e Forte?
«Non mi scandalizza. Ho fatto tanti spettacoli così e la tendenza in tutti i maggiori festival del mondo è quella: si va verso spettacoli d’opera che sono rivisitazioni e ripensamenti dei libretti. D’altra parte anche Verdi fece delle rivisitazioni di Macbeth, Otello, Don Carlo... Certo, ci sono evidenti problemi stilistici che nessuno si pone, ed è strano che a noi interpreti si chieda la perfezione musicale, l’uso dell’edizione critica, e al regista no».

Come ha vissuto le contestazioni del pubblico rivolte alla regia nel corso dello spettacolo?
«Preferisco un pubblico così che uno di mummie. Come diceva Edoardo De Filippo, il teatro è fatto di tre cose: il testo, l’interprete e il pubblico. Gli spettatori hanno il diritto di contestare, credo però che si possa fare in molti modi. Non condivido la scelta di farlo durante lo spettacolo e la musica, perché può essere motivo di distrazione per chi in quel momento sta cercando di dare il meglio. In ogni caso il verdetto va accettato, non si può reagire semplificando e dicendo che il pubblico è ignorante».

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