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INTERVISTA

Milo Bianchi, il parmigiano che ha collaborato col Nobel dell'Eeconomia Banerjee

di Mara Varoli -

16 ottobre 2019, 05:05

Milo Bianchi, il parmigiano che ha collaborato col Nobel dell'Eeconomia Banerjee

MARA VAROLI

C'è un cuore parmigiano che batte per il Nobel per l'economia, che è stato assegnato congiuntamente agli economisti Abhijit Banerjee, Esther Duflo e Michael Kremer. E il cuore è quello dello studioso Milo Bianchi, docente di economia alla Toulouse School of Economics, e orgoglioso di aver avuto la possibilità di collaborare con Banerjee e Esther Duflo.

Il premio, a 50 anni dalla sua prima assegnazione, è stato dato ai tre economisti in quanto «hanno introdotto un nuovo approccio per ottenere risposte affidabili circa i migliori modi per combattere la povertà», hanno spiegato i responsabili della Royal Swedish Academy of Science. La ricerca condotta dai premi Nobel «ha considerevolmente migliorato la nostra abilità di lottare la povertà globale. In soli due decenni, il loro nuovo approccio ha trasformato l'economia dello sviluppo, che è diventato ora un fiorente campo di ricerca», è scritto nel comunicato. Banerjee e Duflo sono entrambi professori al Massachussetts Institute of Technology (Mit), mentre Kremer insegna a Harvard.

E come mai il cammino di Milo Bianchi si è incrociato con quello di Banerjee?

«Dopo il diploma al liceo scientifico Ulivi - racconta Bianchi, 41 anni e di Sorbolo con alle spalle diverse pubblicazioni importanti -, mi sono laureato in Economia alla Bocconi di Milano. E nel 2002 sono andato in Svezia a Stoccolma per il dottorato di ricerca. In questo periodo, ho vinto una borsa di studio per andare a lavorare per un anno al Mit di Boston, per cui ho avuto le occasioni per condividere la ricerca e le motivazioni che hanno portato al Premio Nobel. E, in particolare, il professor Banerjee era membro del comitato della mia tesi di dottorato».

Una ricerca quella che ha portato al Nobel importante per il mondo attuale?

«Il Nobel ha riconosciuto l'approccio scientifico delle tematiche legate alla povertà e alle politiche di sviluppo dei Paesi. Banerjee, Duflo e Kremer hanno il merito di aver inventato un metodo per creare politiche di sviluppo e per testarne la loro efficacia, in modo rigoroso: in pratica, vent'anni fa hanno iniziato ad applicare il metodo scientifico, tipico delle scienze mediche, alle politiche di sviluppo. Il risultato? Non solo hanno creato un metodo, ma hanno rivoluzionato il modo di pensare».

Una ricerca che lei stesso ha potuto condividere?

«Con il professore Banerjee abbiamo avuto occasione di collaborare e scambiare idee di ricerca, in particolare per quanto riguarda l'accesso al credito per i piccoli imprenditori: si tratta di stabilire come favorire l'accesso ai finanziamenti per chi pur avendo delle iniziative non può permetterseli. E sono molto felice per il riconoscimento del Nobel a queste tre persone eccezionali. La mia è davvero una partecipazione con il cuore».

E infatti dopo Stoccolma e Boston, lei è arrivato a Parigi: cosa è successo?

«Dopo il dottorato in Svezia, mi sono trasferito in Francia alla School of Economics per lavorare in un dipartimento in cui venivano portate avanti delle ricerche in ambito di economia dello sviluppo. Ed era lo stesso centro in cui Esther Duflo, la moglie di Banerjee, aveva studiato. A Parigi sono rimasto sei anni, dopodiché sono arrivato al Tse, la Toulouse School of Economics: un centro leader a livello mondiale per la ricerca e l'istruzione superiore, presieduto dal Premio Nobel Jean Tirole».

Ma in cosa consiste il metodo che ha ricevuto il Nobel?

«Si parte da una grande domanda per cercare i modi per ridurre la povertà nel mondo. E le dimensioni in cui si orienta l'analisi sono diverse: ad esempio, l'educazione, la sanità e le operazioni d'impresa. Il metodo ha una parte creativa e una scientifica, in cui si deve testare se l'idea di sviluppo è valida».

Un metodo scientifico che ha rivoluzionato il modo di pensare l'economia?

«In poco tempo, il metodo ha avuto un impatto enorme. Ed è importante per il messaggio che si dà dell'economia, che non è solo una scienza astratta, ma che ha anche una sua applicabilità concreta. Il metodo è stato infatti testato un po' in tutto il mondo. Ed è un metodo che tutti ora adottano, io stesso lo sto utilizzando».

E poi, tra i tre professori premiati c'è una donna?

«Certo, questo Nobel ha anche il privilegio di aver riconosciuto il lavoro di una studiosa: è un messaggio forte per la comunità scientifica, in quanto Esther Duflo è la seconda donna ad essere premiata per l'economia, un settore in cui non solo i maschi devono avere un ruolo determinante».

Oltre ai complimenti per il suo lavoro, vogliamo congedarci con un ricordo: piacevole per lei e la sua famiglia, ma che diventa motivo di orgoglio per Parma?

«Sì, quando abbiamo festeggiato il dottorato a Stoccolma - conclude Milo Bianchi -, mio cognato Mario Marini, presidente di Confagricoltura, chef e titolare dell'agriturismo "Il cielo di Strela" a Compiano, è arrivato in aereo con valige piene di ottimi prodotti della Food Valley. Per cui nell'aula dell'università svedese, ha preparato un buffet eccezionale con salumi, formaggio, ciccioli e tortelli: il Nobel Banerjee ha apprezzato molto la nostra cucina parmigiana».

 

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