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Il caso

Causa da 70 euro: sanzione da 100 euro alla parte offesa

21 ottobre 2019, 05:07

Causa da 70 euro: sanzione da 100 euro alla parte offesa

ROBERTO LONGONI

Correva l'anno 2011, ma ancora di più sarebbero corsi gli anni seguenti. Specie dal 2014 in poi, a segnare le tappe di un processo che ancora non vede la fine. Così accade, quando si è obbligati a procedere a balzi, da un rinvio all'altro. L'ipotesi di reato in oggetto è quella di insolvenza fraudolenta, per la quale il Codice penale prevede fino a due anni di reclusione e 516 euro di multa. A rischiarli, in teoria, è colui che si presume abbia trovato il modo di non pagare una notte e un pasto in un hotel fidentino: 60 euro per la stanza e altri 10 per la (frugalissima) cena. C'è di peggio, d'accordo, ma per quanto lieve, la pena sarebbe comunque un bel contrappasso per chi è accusato di aver lasciato dietro di sé un debito della bellezza di settanta euro.

In realtà, quel giorno, era il 6 settembre di otto anni fa, un allora quarantenne campano dietro di sé lasciò anche la patente. «Tenete questa a garanzia» disse, dopo che una dopo l'altra le strisciate della carta di credito erano andate a vuoto al banco della reception al momento del check out. Contanti, il quarantenne non ne aveva o almeno così disse: la titolare dell'hotel (allora 37enne) dovette accontentarsi del documento. Che, ovviamente, qualche giorno dopo non le bastò più. Dal cliente non aveva ricevuto più nemmeno una telefonata: lei si presentò ai carabinieri. Partì la querela. E la questione, a questo punto smise di essere privata, almeno per la vil pecunia: parallelo a quel conto se ne aprì un altro. A carico della collettività.

Da allora, infatti, se si sommassero le spese, altro che a settanta euro si arriverebbe. Per un nulla di fatto che a questo punto confina con i termini della prescrizione. La macchina dello Stato si mise in moto con il lavoro dei carabinieri che registrarono la denuncia della donna. Poi, nel 2014, si istruì il processo per un reato che, di fronte al pagamento del debito, avrebbe potuto estinguersi. Invece, il quarantenne nel frattempo diventato 43enne di saldare il conto sembra non aver mai avuto intenzione. E, all'avvocato di fiducia preferì quello d'ufficio: perché aprire il portafogli, quando possono farlo altri per te? Intanto, il processo passò di rinvio in rinvio. In mezzo ci si misero anche delle improvvise astensioni e forse qualche difficoltà burocratica. Ma è soprattutto l'umana «dimenticanza» ad aver fatto sì che le cose si trascinassero fino a questo punto.

Mentre il processo, pur tra i rinvii, ogni volta vedeva l'impegno di un giudice, un pm, uno stenografo e un cancelliere chiamato anche a inviare notifiche di comparizione ai testimoni in vista dell'udienza futura. Tempo che costa, tempo rubato ad altre cause. Al penultimo appuntamento nell'aula A, l'albergatrice chiamata a raccontare la propria verità non si presentò. E così all'ultimo. Forse la questione non le interessa più: in tal caso, avrebbe potuto rimettere la querela. Invece no. Inutilmente, venerdì, oltre la porta dell'aula al primo piano del tribunale si è pronunciato il nome della testimone. Lei non c'era. Il giudice Giuseppe Monaco è stato costretto a procedere a un nuovo rinvio: a gennaio (il reato si prescrive a marzo). Intanto, oltre che parte offesa, la donna ora è parte sanzionata: non essendosi presentata ancora una volta senza alcuna giustificazione, dovrà pagare 100 euro alla Cassa ammende: più di quanto le debba il cliente, molto meno di quanto questa causa stia costando a tutti noi.

 

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