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INCHIESTA

Consulente finanziaria sotto accusa, sequestrati 5 milioni

23 ottobre 2019, 05:08

Consulente finanziaria sotto accusa, sequestrati 5 milioni

Georgia Azzali

«Ci sono persone che hanno deciso di venire da me e affidarmi il loro presente, il loro passato e il loro futuro. E io li aiuto perché i loro risparmi fruttino, e le loro aspettative siano preservate». Parole di Antonella Lambri. E promesse finite nero su bianco nel libro «Passione Finanza» che l'ex promoter fidentina di Sanpaolo Invest, finita sotto inchiesta per truffa aggravata (e appropriazione indebita), aveva pubblicato nel 2016. Peccato, però, che la messe di frutti promessi si sarebbe rivelata pura illusione e che le aspettative - almeno secondo quanto denunciato da decine di clienti - siano state tradite. Una sessantina le querele depositate finora, ma altre (anche se i termini per la presentazione sono agli sgoccioli) stanno ancora fioccando sul tavolo del procuratore Alfonso D'Avino, che coordina l'indagine insieme al pm Emanuela Podda. E altri stanno tentando di arrivare a un accordo direttamente con la banca. Ma magistrati e Finanza si sono messi al lavoro subito dopo l'arrivo della prima denuncia, lo scorso luglio, facendo scattare il primo maxi sequestro: 5 milioni «congelati». Quattro conti intestati a clienti su cui Antonella Lambri, 49 anni (a cui Sanpaolo Invest ha revocato il mandato dallo scorso luglio), avrebbe fatto transitare parte del denaro, in una girandola vorticosa di soldi da un conto all'altro quando la situazione stava diventando ingestibile. La procura aveva fatto scattare il sequestro probatorio anche su altri tre conti, per un totale di 1 milione e 440mila euro, ma nei giorni scorsi il tribunale del Riesame, su richiesta delle difese, ha annullato il provvedimento. «I giudici non hanno contestato gli indizi di reato, ma - spiega il procuratore D'Avino - hanno sostanzialmente messo in evidenza come gli accertamenti possano essere attuati verificando la documentazione bancaria. Secondo il tribunale, la motivazione per il sequestro probatorio avrebbe dovuto essere più stringente, oppure avremmo dovuto procedere con il sequestro preventivo. E ora - si limita ad aggiungere il procuratore - valuteremo come muoverci».

Ma perché il sequestro di conti non intestati all'ex consulente? Perché - secondo gli inquirenti - quel fiume di soldi sarebbe stato sottratto alla banca (che ha presentato denuncia), oppure sarebbe appartenuto ad altri clienti (non quelli a cui i conti erano formalmente intestati) dell'immenso portafoglio dell'ex promoter fidentina.

L'indagine si profila piuttosto complessa, tuttavia sarebbero due i meccanismi del «sistema Lambri». Capace ed estremamente convincente - così viene descritta da diversi clienti -, la consulente era diventata una delle banker più conosciute e premiate d'Italia: un portafoglio di quasi 800 persone per un patrimonio complessivo di circa 200 milioni di euro. Investitori di primo livello, soprattutto, che avevano affidato alla promoter cifre milionarie, anche se non mancano i piccoli risparmiatori: persone che pensavano di far lievitare il Tfr o di far fruttare i 10/20 mila euro messi faticosamente da parte. Ma il suo successo sarebbe stato costruito negli anni anche con promesse di stratosferici tassi di rendimento: eccolo, il primo perno del «sistema». Tanto alti quei rendimenti che molti clienti avrebbero versato sempre più soldi. Investitori a cui naturalmente la Lambri forniva dei rendiconti periodici. Rendiconti falsi, però, secondo gli inquirenti. E come lei stessa ha ammesso, per quanto riguarda almeno la posizione di 114 clienti, durante la verifica ispettiva dello scorso giugno da parte della banca. Addirittura, in base a quanto emerge da diverse denunce, la promoter avrebbe rassicurato le persone quando si vedevano recapitare i rendiconti (veri e con cifre decisamente più basse) da parte della banca: «Non sono dati aggiornati», si sarebbero sentite dire.

Un meccanismo perfetto. Fino a quando la fiducia dei clienti è rimasta intatta. Ma quando più di uno ha cominciato a battere cassa per riavere i propri soldi o parte di quanto investito, il «giochino» si è rotto. A quel punto la Lambri - attraverso bonifici, assegni circolari ma anche atti di donazione - avrebbe spostato una marea di denaro da alcuni conti ad altri. Da qui anche l'accusa di appropriazione indebita. Ma per lei un modo per «tamponare» almeno temporaneamente la situazione. Per far vedere a chi continuava a pressare per riavere i propri soldi che tutto era sotto controllo.

Clienti all'oscuro di tutto. Che in alcuni casi si sarebbero ritrovati i soldi sui conti anche perché la Lambri avrebbe chiesto alla banca dei finanziamenti a loro nome: lei che presentava la richiesta all'istituto di credito e lei che garantiva (ma d'altra parte spesso si trattava di clienti di alto livello). E le firme sulle pratiche? False. I prestiti, però, avrebbero consentito di aprire conti e poi di far transitare il denaro da un cliente all'altro. Ma quei soldi sarebbero stati «risucchiati» alla banca, o ad alcuni clienti per girarli ad altri, secondo la procura. Che ha fatto scattare il sequestro.

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