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Noceto

Il calzolaio Borèn chiude bottega e cerca eredi

23 ottobre 2019, 05:02

Il calzolaio Borèn chiude bottega e cerca eredi

Mariagrazia Manghi

NOCETO Che Borèn sia un uomo fuori dagli schemi a Noceto lo sanno tutti. Chi ha scarpe, borse o zaini da riparare, lo va a cercare nel suo «buchetto» giù dalle scale di via Pelacani, sulla rotatoria del monumento ai caduti di Nassirya.

Borèn il calzolaio è lì da oltre trent’anni, di regola una settimana sì e una no, ma per lui, anarchico dichiarato, le norme sono fatte per essere cambiate e così ogni anno consegna ai clienti uno speciale calendario guida scritto a mano, foglietti 5x5 graffati in un angolo, con il piano ferie aggiornato: «Gennaio: questo mese andrò a sciare; mi trovate dal 13 al 18 e dal 27 al 31; Febbraio: ho l’orto e le viti da curare. Le vostre scarpe quando le posso aggiustare? Dal 1 al 10 e dal 15 al 24», e così via.

Anche adesso che ha deciso di andare in pensione lo ha scritto, a modo suo, sulla porta: «Se conoscete qualcuno che gli potrebbe piacere questo lavoro fatemelo conoscere: potrei insegnargli bene e cedergli la mia attività. Abbiamo un anno di tempo».

Dritto al punto e di una semplicità rara, grazie al tam tam online del circuito «I negozi di Noceto», il messaggio è rimbalzato ben oltre le scalette della piccola bottega e ha superato le 60.000 visualizzazioni.

Gabriele Borrini, Borèn, classe 1957, non è tipo da social. Mostra il suo cellulare vintage e si stupisce di tanta risonanza: «Vorrei trovare qualcuno che mi rimpiazza, lo sento come un dovere verso la comunità di Noceto che mi ha accolto e mi ha voluto bene con tutte le mie originalità – dice muovendosi nel disordine di ritagli di pelle e di cuoio nella stanza che profuma di colla – vorrei aiutare a far vivere questo mestiere che io ho imparato tanti anni fa facendo crescere una passione. La situazione ideale sarebbe trovare una coppia giovane che si vuole bene e che ha intenzione di percorrere questa vita insieme. Qui si sta dalle 7 a sera; in due ci si aiuta».

Mani forti e sguardo spavaldo, Borèn in fondo è un romantico. Con il suo mestiere ha nutrito una potente vena creativa, combinando con abilità lavoro pancia a terra e vacanze. «Vado e vengo» c’è scritto su un foglio attaccato alla porta e in due parole Borèn racconta una vita.

«Sono abbastanza bravo – sorride mentre rimette a nuovo una suola alla pressa – una volta queste si attaccavano con le martellate, ma il mestiere vuole ancora tanta manualità, come quando ho rilevato la bottega di Alberto Parmigiani. Io invece ho bisogno di tempo libero: di prendere il cappuccino al bar la mattina e lì per lì decidere come sarà la giornata, dedicarmi alle mie passioni, camminare in montagna, occuparmi di calcio, da allenatore o dirigente e poi chissà dove mi porterà il vento».

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